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Depuratore, la gara è ancora da rifare

Depuratore, la gara è ancora da rifare

Fermi da oltre sei anni i 16 milioni di euro per i lavori. La commissione consiliare chiede al sindaco di pressare Acque Spa

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PISA. Un invito pressante ad accelerare. La vicenda del depuratore di San Jacopo torna a galla. Quei 16 milioni di euro per i lavori di ampliamento - già disponibili, ma fermi ormai da sette anni - sono un bel peso. Della questione si è occupata la seconda commissione consiliare (controllo e garanzia), che ha presentato un ordine del giorno all’assemblea di Palazzo Gambacorti che oggi conclude il suo mandato. Nel documento si ripercorre l’intera vicenda e infine si chiede al sindaco di «intervenire nei confronti degli amministratori di Acque Spa, affinché si concludano in tempi rapidi le procedure per la ri-aggiudicazione» dell’appalto.

L’impianto, che riceve gli scarichi dell’intera Pisa nord, dovrà in pratica sostituire la vecchia struttura della Fontina ed accogliere anche gli scarichi fognari dei comuni di San Giuliano e Vecchiano. Un’opera dunque che serve a far compiere un salto di qualità al sistema di depurazione. Il gran ritardo nella realizzazione, nonostante sia totalmente finanziata, «preoccupa» la commissione. Ma cosa è successo? Per una serie di problemi l’appalto è stato tolto all’azienda che aveva vinto la gara. E ora si tratta di ripartire dall’inizio con le procedure, considerando che nel frattempo la tecnologia nel settore è assai cambiata.

«Stiamo lavorando su un progetto nuovo e, al tempo stesso, sulle modalità per andare a gara», dice Giuseppe Sardu, presidente di Acque Spa, che ha ricevuto la “patata bollente” e sta cercando di sbloccare la situazione, auspicando di riuscire a lanciare il bando-bis entro l’anno.

La commissione ricorda che i lavori di ampliamento dell’impianto di San Jacopo erano stati affidati «da Acque Spa all’impresa Sled di Napoli a seguito di una gara ad evidenza pubblica, a livello europeo, per un importo dei lavori di 12.455.560 euro».

La sottoscrizione del contratto di appalto è avvenuta nel giugno 2009, mentre la consegna effettiva dei lavori è stata effettuata il successivo 17 settembre con «una durata prevista da contratto di 730 giorni naturali e consecutivi». Da sottolineare che «il bando di gara era stato pubblicato il 28 dicembre 2006 e «che l’importo per un lotto unico era stato di oltre 16 milioni di euro». I lavori, di conseguenza, avrebbero dovuto essere ultimati entro settembre 2011 e collaudati nei sei mesi seguenti.

Nel corso degli anni «l’impresa ha inizialmente richiesto, per procedere alle operazioni di scavo, che potesse essere effettuata la bonifica bellica. Ha poi sollevato ulteriori riserve sulle modalità di bonifica presentando varianti. La stessa ditta ha poi proceduto, attraverso comunicazioni ad Acque Spa, alla cessione di ramo d’azienda a società controllata ed ha concordato un nuovo cronoprogramma su uno sviluppo di due anni con ultimazione dicembre 2013».

Però a seguito «di contenziosi e inadempienze dell’azienda, con atto del 24 giugno 2012, a firma del proprio amministratore delegato, Acque ha disposto la risoluzione del contratto». E nella stessa nota specifica che sarebbero state avviate in tempi brevi le necessarie verifiche per «determinare i percorsi, le procedure e le tempistiche necessarie per l’autorizzazione della nuova progettazione e le formalità occorrenti per l’aggiudicazione nel minor tempo possibile dei lavori con gara d’appalto».

Ora questa richiesta di non perdere altro tempo, con invito al sindaco di andare in pressing sugli amministratori di Acque Spa.

Francesco Loi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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