Finanza
Posti letto diminuiti per sei mesi
Riduzione nel dipartimento cardio-toracico-vascolare. Balbarini: «Mai accaduto»
PISA. Diciamo la verità: la parola taglio suona male. Ed allora si parla di “riorganizzazione”. È un termine più soft e poi si apre verso le più ampie sfumature. Nella riorganizzazione si è imbattuto il dipartimento cardio-toracico-vascolare dell’Aoup (azienda ospedaliero-universitaria pisana), una struttura valutata con punte di eccellenza e con un’utenza extraregionale che in alcuni settori sfiora percentuali del 40%, ma che, secondo alcuni, in questi nuovi assetti sta soffrendo perché di fatto lavora a ranghi ridotti rispetto a quel che potrebbe.
La scusa ufficiale è la mancanza di infermieri e il fatto che i pochi che ci sono devono fare le ferie estive e quelle natalizie, ma di fatto per sei mesi su dodici si riducono i posti letto e quindi cambia non solo l’assistenza che si può dare al paziente, ma cambiano anche le attività di ricerca e formazione.
«Bisogna fare chiarezza» suggerisce un decano della medicina pisana e soprattutto del ramo, il professor Alberto Balbarini, oggi direttore dell’unità operativa di cardiologia ed ex direttore del dipartimento in questione.
«Si parla di tagli con nuovi modelli assistenziali, ma allora si deve riorganizzare l’attività cardiovascolare nell’area vasta, stabilendo chi deve fare le cose e come, se davvero si vogliono risparmiare risorse – afferma –. Non è mai accaduto che ci fosse una riduzione di posti-letto, che di conseguenza porta un allungamento delle liste di attesa e, ad esempio, una ridotta ricettività dei pazienti con patologia cardiovascolare acuta (leggi infarto). Circa centocinquanta pazienti all’anno vengono smistati verso il Cnr…».
Fondato nel ‘97, con un’utenza che arriva da tutta la penisola, il dipartimento Ctv è sempre stato fulcro di una intensa attività formativa di studenti e personale medico: infatti è sede delle scuole di specializzazione in cardiologia, fisiopatologia respiratoria, cardiochirurgia, chirurgia toracica e vascolare e chirurgia vascolare, è sede di corsi di aggiornamento e master. Occupa una posizione centrale nell’area vasta (che comprende Livorno, Lucca, Versilia, Massa e Carrara) in assistenza e formazione. «In un momento così critico per la sanità nazionale – aggiunge Balbarini – sarebbe opportuno che la politica regionale, giustamente mirata a riorganizzare e contenere i costi, stabilisse i compiti assistenziali di ognuno, evitando inutili e costose replicazioni e promuovendo accorpamenti e strette collaborazioni». Il riferimento è a Cnr e Fondazione Monasterio.
«Non si è ancora capito – obietta qualcun altro - quant’è il buco di Massa (si parla di centinaia e centinaia di milioni, ma ancora non si sa di preciso qual è la cifra), però si sono spesi cinque milioni per comprare strumentazioni per l’ex Opa». Cioè la cardiochirurgia massese, nata come infantile, che si prevede sarà spostata al Meyer, ed oggi indirizzata agli adulti. «Vogliamo parlare poi della proliferazione delle emodinamiche?» suggerisce ancora Balbarini. La soluzione per il futuro? «Fare chiarezza e stabilire priorità anche appunto per la Fondazione, ad esempio». E se 150 pazienti all’anno vengono spediti all’ex istituto di fisiologia clinica vuol dire che è necessario: una volta, infatti, Ifc era al Santa Chiara, dentro l’ospedale. «Benissimo – taglia corto il docente – allora forse è meglio rimettercelo. L’attività assistenziale non è mai stata ridotta e se si vuole fare formazione e ricerca bisogna fare anche numeri. Noi lavoriamo per la gente e per gli studenti. È tempo quindi di fare delle scelte…»
Candida Virgone
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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