Il dolore
«L’avvistamento simulato è un passo falso di Logli»
Il procuratore Adinolfi: non abbiamo fretta di interrogare il marito di Roberta Appello del supertestimone: «Altri hanno visto, qualcuno sa e deve parlare»
PISA. «Non abbiamo alcuna fretta di interrogare il marito di Roberta Ragusa e anzi prima vogliamo acquisire più elementi possibili contro di lui».
Lo ha detto il procuratore di Pisa, Ugo Adinolfi, facendo il punto sulle indagini per la scomparsa dell'imprenditrice pisana, svanita nel nulla la notte tra il 13 e il 14 luglio 2012 e per la quale risulta unico indagato il marito Antonio Logli, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
«Non ci sono novità imminenti – assicura il magistrato – e anzi siamo in una fase dell'indagine in cui è opportuno procedere con calma e sviscerando anche i più piccoli dettagli». Poi Adinolfi ammette che il clamore mediatico potrebbe indurre Logli «a commettere errori» e ciò potrebbe «risultare utile al nostro lavoro». Il procuratore conferma che «un passo falso» l'indagato «l'ha già commesso e questo secondo noi è un oggettivo elemento a suo carico».
«Mi riferisco – spiega Adinolfi – alla prova di avvistamento che nelle scorse settimane Logli ha effettuato di notte esattamente nel punto dove era stato visto dall'unico testimone di cui siamo a conoscenza e che ci ha riferito di averlo visto fuori da casa ben oltre la mezzanotte di quella sera mentre litigava con una donna. Logli ha fatto questa prova, insieme a un amico, esattamente nel posto dove il testimone lo aveva situato nel racconto fatto ai carabinieri e questo per noi è un elemento molto significativo». Il teste a cui si riferisce il procuratore è Loris Gozi, 36 anni, ex giostraio originario di Reggio Emilia, sposato, con figli, che venerdì intervistato dalla trasmissione Tv “Quarto Grado” su Rete 4 ha detto di essere convinto che altri testimoni abbiano visto Logli quella notte invitandoli a farsi avanti con gli inquirenti e riferire ciò che hanno visto. Alla domanda del conduttore se fosse convinto di essere la sola persona ad avere visto qualcosa ha risposto: «No, ce ne sono altre. Sono voci di paese. Si facciano avanti. Chi sa deve parlare. Ormai siamo alla fine. Qualcuno sa. Devono parlare e basta».
Il supertestimone ci ha messo la faccia in un’inchiesta che dura da quasi quindici mesi. E lo ha fatto lasciando trasparire in tv una sofferenza che una decisione simile può innescare in chi potrebbe rappresentare l’asso nella manica della Procura in un eventuale processo. Con la sua uscita pubblica, però, è diventato anche un bersaglio. Su Facebook è stato aperto un falso profilo dove gli vengono attribuite frasi di cattivo gusto sulla vicenda di cui è testimone. Viene fatto passare per uno che ambisce a girare per i salotti tv. E come professione si legge “personaggio d’affari”.
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