Il Tirreno

Pisa

frode per decine di milioni

False fatture per evadere l’Iva imprenditore sotto inchiesta

PISA. Lo accusano di aver emesso fatture false a favore di un colosso della grande distribuzione per consentire una maxi-evasione sull’Iva e delle imposte sul reddito. Nell’avviso di chiusura delle...

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PISA. Lo accusano di aver emesso fatture false a favore di un colosso della grande distribuzione per consentire una maxi-evasione sull’Iva e delle imposte sul reddito.

Nell’avviso di chiusura delle indagini inviato dalla Procura della Repubblica di Venezia a nove persone, tra manager e imprenditori, compare anche il nome di Stefano Negri, 42 anni, di Pisa, legale rappresentante della Alinghi Trade Spa di Montelupo Fiorentino, specializzata nella vendita di cellulari e tv.

L’accusa per l’imprenditore e gli altri otto indagati è di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Al centro dell’inchiesta c’è il Gruppo "Pam spa", la società venetta che gestisce decine di supermercati con lo stesso nome, gli ipermercati "Panorama" e la catena di ristorazione veloce "Brek".

Stando alle accuse della Guardia di finanza, i nove avrebbero costituito e organizzato un'associazione finalizzata a commettere numerose frodi fiscali tra il 2003 e il 2006 (emissione e utilizzo di fatture e documenti per operazioni commerciali in realtà inesistenti; omessa dichiarazione dei redditi e dell'Iva) impiegando le società del Gruppo Pam e utilizzando anche quella di Negri.

Al centro degli accertamenti della Fiamme gialle la compravendita di cellulari, il cui fatturato per il Gruppo Pam è passato dai 258 mila euro del 2000 ai 301 milioni del 2005, scendendo a 39 mila nel 2007, dopo che i finanzieri avevano avviato i controlli fiscali. Secondo il capo d'imputazione la "Alinghi" di Negri avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per 285 mila euro a favore della Pam.

Queste le cifre che la società della grande distribuzione avrebbe evaso: 89 milioni di reddito e 17 di Iva nel 2003, 102 milioni di reddito e 20 di Iva nell'anno successivo, 150 milioni di reddito e 30 di Iva nel 2005 e rispettivamente 47 milioni e 9 milioni nel 2006. Le indagini erano partite a Padova nei confronti di Alinghi e di un’altra società coinvolta nelle indagini e riguardavano la compravendita di telefoni cellulari e di televisori al plasma con la ditta con sede in Germania. La Guardia finanza sospetta che oltre a frodare il fisco, il giochetto avrebbe consentito di praticare anche prezzi più bassi sui cellulari sui quali non era stata pagata l'Iva. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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