Il Tirreno

Pisa

Airone, revocato il mandato per le adozioni

Si apre uno spiraglio per Alessia e Tiziano, la coppia pisana che fu vittima di una truffa internazionale

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PISA. Si apre uno spiraglio per l’odissea di una coppia pisana che da tre anni aspetta di poter adottare un bambino e che di fatto è rimasta vittima di una truffa internazionale in cui si proponevano bebè assolutamente inadottabili (perché con famiglia) o addirittura da comprare, il tutto in Kirghizistan, dove le procedure sarebbero appunto più snelle. Sullo scandalo, denunciato dalla nostra cronaca ai primi di febbraio scorso e che ha portato in carcere in quel paese diverse persone e perfino un ministro kirghiso, in Italia sono state aperte tre inchieste, una a Pisa, diretta dal pm Paola Rizzo, e altre due a Bergamo e Roma. Inchieste in seguito alle quali si è arrivati alla revoca del mandato, da parte della Cai, la commissione interministeriale per le adozioni internazionali, alla associazione che aveva in carico la coppia pisana insieme a un’altra trentina di aspiranti genitori in tutta Italia. Si tratta dell’Airone, con sedi a Bergamo, ad Albenga e a Pisa, in piazza Sant’Antonio, nelle quali la nostra procura aveva disposto all’inizio dell’anno tre perquisizioni. La revoca del mandato porta la data del 28 marzo scorso con la cancellazione dell’Airone dall’albo degli enti autorizzati alla gestione delle adozioni internazionali e la presa in carico diretta della Cai di tutte le procedure pendenti.

Per Alessia Raglianti, 36 anni, commerciante, ed il marito, Tiziano Bernardini, un tecnico della Telecom di 39 anni, assistiti nella loro battaglia legale dall’avvocato Tiziana Mannocci, forse comincia davvero a cambiare qualcosa nel lungo e faticoso percorso per diventare genitori. Un percorso che li ha visti attaccarsi a due bimbi, uno che al loro arrivo in Kirghizistan avevano scoperto essere molto malato e l’altro che gli era stato proposto subito dopo. Alessia e Tiziano il primo bambino lo avevano atteso per mesi e mesi, gli avevano preparato la cameretta con i regali dei parenti e quando avevano scoperto che aveva famiglia e stava malissimo avevano fatto di tutto per farlo operare all’Opa di Massa. «Per questo intervento – ricorda l’avvocato Mannocci - la Regione ha già stanziato 22.000 euro, ma di quel bimbo non si sa più nulla e l’ambasciata di riferimento, quella in Kazakistan, su cui si appoggia il Kirghizistan, ha fatto sapere che la coppia pisana dovrebbe reperire un legale in loco che individui un tutore legale. Di fatto non si sa se il piccolo sia ancora vivo o dove si trovi, se sia ancora nell’ostello in cui era ricoverato insieme ad altri piccoli, molti dei quali malati ed anche loro con famiglia, dove erano state portate diverse coppie italiane, tutte vittime della stessa truffa e a cui erano stati proposti anche bebè da comprare».

Dopo la revoca, i responsabili della Cai, a cui si erano rivolti insistentemente molti genitori incorsi nella stessa disavventura, hanno contattato telefonicamente la coppia pisana confermando la presa in carica diretta del loro caso, con il rimborso dei costi avuti in Italia, ma con un punto interrogativo per le somme spese all’estero, circa diecimila dei ventimila euro che l’impresa infruttuosa è costata. L’ultima beffa? Dopo la revoca, Alessia e Tiziano sono attaccati e offesi via web da altri aspiranti genitori in attesa, come se l’aver denunciato la truffa, che chiaramente porterà nuove e annose attese, possa rappresentare una colpa.

Candida Virgone

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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