Sicurezza
Troppi decessi a cardiochirurgia: disposta un’inchiesta interna
Mortalità del 4,04 per cento, la media italiana è del 2,40
PISA. Una mortalità superiore alla media nazionale quando si vanno ad applicare i bypass al cuore. E poi quei due decessi recenti sui quali si vuole fare chiarezza soprattutto in relazione all’utilizzo di nuove tecniche operatorie, forse da perfezionare. Ce ne sono di zone d’ombra da illuminare nell’inchiesta interna, in gergo tecnico audit, disposta dal direttore dell’azienda ospedaliera pisana, Carlo Tomassini. Sotto la lente finisce la cardiochirurgia, da anni avvelenata da scontri e fughe di pazienti. «Per una migliore comprensione di eventuali criticità, è stata attivata dalla direzione una procedura di audit coinvolgendo il centro del rischio clinico regionale, nell'ambito di un normale processo di clinical governance» spiega l’azienda ospedaliera coinvolgendo negli accertamenti un ente superior Quando poi l’Agenas, l’agenzia sanitaria delle Regioni, certifica che se uno va a Pisa per un bypass ha quasi il doppio di probabilità di morire rispetto alla media nazionale, è davvero il momento di capire cosa non sta funzionando. Secondo il lavoro di Agenas il «rischio di mortalità a 30 giorni aggiustato per la difficoltà del caso» per il bypass aortocoronarico è 4,04% (su 185 casi) contro una media nazionale di 2,40%.
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