Trasporti
Sant’Anna, è una poltrona per due
Il terzo candidato, Giancarlo Prati, di fatto è escluso dalla corsa a meno che il Tar non accolga il suo ricorso il 10 aprile
PISA. Con l’assemblea di ieri pomeriggio al polo Carmignani, è scaduto il termine per le candidature alla carica di rettore della Scuola Sant’Anna: quelle verbalizzate sono tre, anzi due.
Infatti, se Nicola Bellini e Pierdomenico Perata sono regolarmente in pista, sulla corsa di Giancarlo Prati c’è l’incognita di un’udienza del Tar fissata per il 10 aprile. E il decano dei docenti, Tullio Padovani, nell’introdurre la presentazione dei candidati, si è voluto soffermare molto su questo aspetto; con grande ironia ha illustrato la situazione ed evidenziato che nell’attesa, «noi non possiamo che procedere nel nostro cammino: Giancarlo Prati, per ragioni anagrafiche, “non ancora” riesce ad assicurare il suo godimento dell’elettorato passivo» e quindi a Scuola ci si comporta come se il 17 e 18 aprile si possa scegliere solo tra i primi due docenti. Qualora la magistratura amministrativa con procedura d’urgenza accettasse la richiesta di sospendere la macchina elettorale, «in quel caso rispetteremmo» la pronuncia.
Padovani ha ricostruito i passaggi della vicenda: Prati «ha ritenuto di non condividere» i dettami della cosiddetta riforma Gelmini, che impone ai candidati di avere ancora sei anni di carriera davanti a sé (andrà in pensione fra quattro anni e mezzo); così «si è rivolto a valorosi legali e ha presentato un ricorso che strumentalmente non poteva che essere contro i miei atti».
Il nodo centrale è che lo statuto del Sant’Anna include fra gli eleggibili anche «coloro che non garantiscono un sestennio» e Prati «ritiene che le ragioni statutarie superiori debbano prevalere sulle generiche disposizioni della legge Gelmini, in virtù dell’autonomia».
Il decano ha concluso facendo notare che Prati sostenga «addirittura l’illegittimità costituzionale della Gelmini dal momento che presenta una discriminazione, rendendo la legge non uguale per tutti»: caratteristica che ne fa una norma «indegna di sopravvivere nel nostro ordinamento». Pur essendo un giurista, Padovani ha precisato che su questa «posizione singolare non entro» e ha invitato i tre candidati a «condividere con me il palco, togliendomi dall’imbarazzo di una solitudine crepuscolare».
25 minuti a testa e poco meno di dieci secondi di applausi per ciascuno, tributati da circa duecento persone presenti, in rappresentanza di tutto il corpo elettorale.
In platea c’era il presidente della Scuola, Giuliano Amato, ma non il rettore uscente, Maria Grazia Carrozza, che si è dimessa dopo che è diventata deputato un mese fa: nessuno dei tre candidati l’ha citata nel proprio discorso e questo è singolare in un contesto così attento ai “balletti diplomatici”. In ordine alfabetico, il primo a parlare è stato Bellini: per far crescere la Scuola vuole puntare sulla fusione con altri soggetti (in primis l’Imt di Lucca), «speriamo da posizioni di forza», che adesso ancora non vede così definite; il professore chiede «chiarezza sulle regole per gli avanzamenti di carriera», e punta pure sull’internazionalizzazione.
Come l’altro sfidante Perata, prorettore vicario della Scuola, che allega alcune slide alla sua presentazione: dato da “Radio Sant’Anna” come favorito, lascia intendere che a metà mandato come rettore porrebbe «la questione di fiducia su quanto è stato fatto: chi non raccoglie consenso non avrebbe motivo di continuare», perché la legge dice che l’incarico dura sei anni, «ma non lega nessuno, non è una condanna». Intende proseguire il potenziamento delle infrastrutture, progetto che ha l’apice nel super campus di San Giuliano, che «dovrebbe essere pronto per il 2016».
Infine la parola chiave di Prati (l’unico a parlare in piedi) è «consolidamento: il nostro patrimonio va innanzitutto preservato»; descrive il ricorso come «un gesto amichevole verso la scuola», per sanare «un’ingiustizia nei confronti dell’università italiana» e si sottopone alla «liturgia, offrendo quello che so fare: gli spin off e gli istituti vengono anche per mia iniziativa, credo».
GIanluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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