Il Tirreno

Pisa

Provincia senza soldi lo Stato non versa più nemmeno un euro

di Francesco Loi
Provincia senza soldi lo Stato non versa più nemmeno un euro

L’ente in difficoltà nel predisporre il bilancio preventivo E ora rischiano associazioni, teatri, aree protette e didattica

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PISA. Il contributo all’associazione scientifica La Limonaia? Tagliato. Il sostegno al Teatro Verdi? Idem. La Provincia chiude i rubinetti e restano le spine. L’associazione, ad esempio, rischia di chiudere i battenti. Ma di quale Provincia si parla? Di una sorta di ente dimezzato, rimasto a metà del guado nell’iter di cancellazione avviato dal governo Monti: le Province dovevano sparire, ma per ora sono rimaste in piedi. Senza soldi e senza prospettive. Un limbo che il presidente Andrea Pieroni ha definito «stato di agonia frustrante per chi amministra e, soprattutto, dannoso per il territorio. Se si deve chiudere, che si faccia presto». Una parola, senza un governo nazionale a dettare la linea. Attenzione: non è che nel palazzo di piazza Vittorio Emanuele II si assista ad una difesa strenua dell’istituzione Provincia. «Il destino è segnato, inutile attardarsi in una difesa dell’ente», dice infatti Pieroni auspicando semmai «una riforma dei livelli istituzionali che sia la più seria possibile». In altre parole: si chiudano pure le Province, ma compiti e soldi non siano sottratti al territorio qualunque sia il soggetto (Comuni e/o altri) che sarà chiamato a subentrare. Il timore principale, visto dalla parte della realtà locale rispetto alle mosse romane, è che quanto ormai tolto con la spending review non torni più indietro.

I tagli. Gli amministratori provinciali si stanno interrogando su come mettere in piedi il bilancio di previsione. Si ricorda che nel 2009 i trasferimenti dallo Stato ammontavano a 16 milioni di euro, mentre lo scorso anno si sono fermati a 4,5. Per il 2013, secondo i calcoli fatti in piazza Vittorio, l’effetto combinato dei tagli (fino a 14 milioni) e delle nuove indicazioni sull’addizionale energia porterebbe ad un saldo negativo di 1,9 milioni di euro. Ovvero sarebbe la Provincia a dover pagare qualcosa allo Stato. Un federalismo alla rovescia. Tra provocazione e realtà, la Provincia vede azzerata la sua capacità di libera spesa in un bilancio di quasi 93 milioni di euro. Di questi 20,9 milioni sono i costi per il personale; 16,2 milioni le rate dei mutui; e 11,8 i milioni per utenze e manutenzioni (a cominciare dalle bollette delle scuole superiori). Poi ci sono 43,9 milioni di euro vincolati, nel senso che sono impiegati per assolvere compiti delegati da altri enti (Regione su tutti).

I costi. Due numeri sugli altri vengono messi in evidenza: il costo del personale, che dal 2009 ad oggi è stato abbassato (era di 22,5 milioni), con i dipendenti che sono scesi, per la prima volta, sotto quota 500 per effetto soprattutto del blocco del turn over). L’altra cifra evidenziata è quello del cosiddetto costo della politica: giunta più consiglio impegnano, all’anno, 960mila euro (100mila il consiglio). Più o meno l’1% del bilancio. Il resto, tutto il resto, sono spese che altri enti dovranno comunque affrontare: sono costi che si spostano, non che si cancellano.

Penalizzati. E così, assolutamente messe da parte idee di grandi opere, nei vari capitoli di bilancio si taglia un po’ ovunque. Via gli 826mila euro per teatri e fondazioni. Via i 90mila euro per gestione e valorizzazione delle aree protette. Via i 200mila euro per i progetti legati alla didattica. Sono esempi: la Limonaia e il Verdi, dunque, non sono soli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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