Sicurezza
Case popolari senza affitto in centinaia non pagano
Su 6.500 alloggi sono almeno quattrocento gli inquilini con problemi di morosità Apes propone agevolazioni prima di bloccare auto e pignorare stipendi
PISA. È una fascia fisiologica di inquilini che non si spaventano del sollecito del padrone di casa con cui viene ricordato l’arretrato da saldare.
Sono circa 400 su 6.500 gli assegnatari di alloggi popolari (un totale di oltre 15mila persone) gestiti dall’Apes che galleggiano nella terra di mezzo tra chi ha un alloggio, ma rischia di perderlo per morosità.
L’azienda stima in almeno il 6 per cento lo zoccolo duro dei cattivi pagatori con un 2 per cento cronico. Famiglie poco inclini a versare la pigione in perenne lotta con la proprietà Anche se nel mare magnum degli insolventi è giusto fare delle distinzioni. Apes conosce la situazione dei suoi assegnatari e si comporta di conseguenza quando la puntualità dei pagamenti comincia a fare cilecca.
I numeri. Le procedure di rilascio dell'alloggio sono 20 per occupazione senza titolo; 3 per perdita dei requisiti e 21 per morosità colpevole. In pratica sono famiglie che devono ad Apes più di 20mila euro di canoni pregressi.
Il contenzioso. L’azienda pisana di edizilia sociale si affida alla Sepi, Società delle Entrate Pisa Spa, per cercare di recuperare soldi che in via bonaria non è riuscita a incassa. A fine 2011, ultimo dato disponibile, le diffide erano 954 con 567 ingiunzioni di pagamento e 226 rateizzazioni. Alzando il tiro nell’azione di rivalsa sui morosi si arriva a utilizzare strumenti più diretti e persuasivi. I preavvisi di fermo amministrativo dei veicoli sono stati 31, mentre i fermi eseguiti hanno raggiunto il doppio di destinatari. Si passa poi ai pignoramenti, soprattutto del quinto dello stipendio, che sono a quota 19, mentre i decreti ingiuntivi a fine 2011 erano 61.
Le tipologie. Giorgio Federici, direttore di Apes, spiega attraverso quali approcci l’azienda cerca di valutare e venire incontro a chi si trova in disagio economico. Le situazioni possono essere le più varie. La perdita del posto, una malattia improvvisa invalidante o problemi di salute di un familiare. Per i furbetti che vivono a scrocco, invece, c’è la Sepi. Quelli che, al contrario, vogliono pagare, ma non ce la fanno le agevolazioni non mancano.
«Si può comunicare la variazione delle condizioni economiche del nucleo familiare all'azienda e arrivare a diminuire il canone fino alla quota sociale di 12,91 euro al mese – spiega Federici –. Esiste poi l’accordo con il Lode pisano (Livello ottimale d’esercizio d'ambito) che prevede la presa in carico dei servizi sociali del pagamento del canone sociale (anche attraverso i servizi stessi) e la sospensione della morosità pregressa. Infine, il nostro regolamento prevede una rateizzazione degli arretrati fino a un massimo di 90 mesi con un piano di rientro che vale anche per chi si trova già in contenzioso».
In tutti gli altri casi si applicano le procedure di recupero coattivo della morosità. L’azienda procede con una graduazione delle iniziative per ottenere il rilascio dell'alloggio rispetto al rapporto di 2,5 del reddito annuo a componente il nucleo familiare rispetto il canone annuo applicato. Tradotto: con 100 euro di affitto, se un nucleo di 4 persone porta a casa più di 1000 euro e risulta inadempiente con la locazione, scatta l’allarme morosità e finisce nella lista nera.
Ex Ater. «Resiste in parte il vecchio vizio, retaggio delle ex Ater, di non pagare – conclude il direttore – .I morosi cronici saranno il 2 per cento. Altro la percentuale è molto più alta».
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