Il Tirreno

Pisa

Porta a Mare cambia, ma a due velocità

di Francesco Loi
Porta a Mare cambia, ma a due velocità

Oltre Ponte a Piglieri sorgono i nuovi edifici di “Ville Urbane”, anche nella parte vecchia però si chiedono interventi

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PISA. Quello di Porta a Mare non è un quartiere qualsiasi. Il bombardamento della seconda guerra mondiale lo rase al suolo ben più di altre zone della città. Poi però ha saputo risollevarsi dalle sue macerie attraverso una caratterizzazione industriale importante. E ora i nuovi progetti di trasformazione lo riguardano più che altrove. Soprattutto oltre via Livornese, tra l’Aurelia e il canale dei Navicelli: è lì che si concentrano i palazzi freschi di costruzione, la nuova coop, la futura darsena. Poco più avanti, riattraversando la strada, l’Incile aspetta di essere aperto: questione di mesi, ormai.

Vecchio e nuovo. Ma c’è anche la vecchia Porta a Mare, quella che corre lungo via Conte Fazio, via Aldo Moro e il lungarno di via II Settembre. Quando il nuovo si combina con il vecchio difficilmente è tutto rose e fiori. Grandi cantieri, grandi disagi. I lavori alla rotatoria di Ponte a Piglieri, altro simbolico spartiacque dei tempi che cambiano, sono durati più del previsto. Un gruppo di mamme aveva scritto anche al Comune per lamentarsi dei problemi causati dalle lungaggini. Poi è stato aperto il sottopasso, utile per non finire in mezzo al traffico tra l’Aurelia e via Livornese, e anche qui proteste perché diventato rifugio di prostitute e senzatetto.

Modello di quartiere. Certo che, dalla parte opposta, Porta a Mare non si riconosce più. Al posto di retaggi industriali il cantiere procede di buona lena. «Questo era un luogo di fabbriche abbandonate, senza una piazza o uno spazio di ritrovo: un modello di città che dobbiamo lasciarci alle spalle, il quartiere tornerà ad essere vivo», ha detto il sindaco Marco Filippeschi intervenendo alla recente inaugurazione del supermercato. La rivoluzione oltre via Livornese porta il nome di “Ville Urbane”. I terreni erano della Saint-Gobain, che ha lo stabilimento proprio di fronte. L’azienda dalla cessione ha ricavato soldi che sono andati anche a sostenere il nuovo grande forno. Quelli che stanno sorgendo sono i primi edifici di un complesso di circa 350 appartamenti su un’area di 35mila mq; 20mila di questi resteranno pubblici e sono destinati a verde, parcheggi e piazze. «I lavori renderanno il quartiere più sicuro e curato, vogliamo che questa sia un’occasione per riportare residenti in città, sperando che siano soprattutto le famiglie di giovani ad usufruirne», è l’auspicio che emerge da Palazzo Gambacorti.

Doppia velocità. Oltrepassando di nuovo la strada ci sono i vecchi abitanti che guardano con occhio critico a ciò che sta avvenendo poco più avanti. L’eccesso di cementificazione è al primo posto dei mugugni. «Il mio pensiero invece è che, per il quartiere, si stia complessivamente andando nella direzione giusta», dice Tiziana Paladini, residente in via Moro, che aggiunge una spiegazione interessante sullo stato d’animo degli abitanti: «Si ha l’impressione di una Porta a Mare a due velocità, con la parte vecchia e le sue esigenze meno al centro dell’attenzione rispetto al nuovo che avanza». Ma cosa chiede la gente di quella parte di quartiere? «Soprattutto la sistemazione dei marciapiedi, l’eliminazione delle buche in strada e un po’ tutto quello che può favorire il miglioramento dell’arredo urbano».

Marciapiedi e verde. Della questione dei marciapiedi si era già parlato in particolare per via Moro. C’era stata anche una riunione con gli assessori Cerri e Serfogli, ed era stata proposta l’istituzione delle strisce blu in modo da disciplinare i parcheggi e recuperare spazi per i pedoni. Ma l’ipotesi non ha trovato, per ora, il gradimento generale. Lo stesso Cerri pochi giorni fa ha di nuovo incontrato i cittadini, ribadendo che su va Moro l’intenzione è quella di risolvere un po’ di questione aperte, a cominciare dai parcheggi. Il confronto continua: domani presso il Ctp, convocato dal presidente Giuliano Moretti, si terrà un incontro sui progetti per le aree a verde; ci saranno il vicesindaco Paolo Ghezzi ed i tecnici dell’Ufficio verde urbano del Comune.

L’Incile. Intanto, dopo la riqualificazione dell’ex Sanac e la costruzione dei primi palazzi nei terreni ex Saint-Gobain, ancora oltre via Livornese vanno avanti gli atti per un’altra operazione stile Ville Urbane: è il piano di recupero dell’area Piaggio, quella dove ora ci sono i magazzini della fabbrica della Vespa (che verranno riuniti nel nuovo centro ricambi di Pontedera). La superficie interessata è di oltre 40mila mq, tra la zona ex Sanac, via del Chiassatello, via del Nugolaio e il canale dei Navicelli. Vi sono previsti altri appartamenti (50 per cento per residenze studentesche), un’area artigianale, un polo per l’innovazione della nautica, una darsena con attracchi per piccole imbarcazioni, un camminamento lungo il canale e un centro commerciale. Quella darsena progettata sui Navicelli richiama la prossima apertura dell’Incile e il collegamento con l’Arno. Il via libera alla bonifica è stato dato, se ne occupa la società Olt (a titolo di compensazione per la nave gasiera che sarà collocata al largo di Calambrone). Ancora un asse pubblico-privato. «Più ossigenazione delle acque e meno cattivi odori nella stagione calda grazie allo scambio Navicelli-Arno», dicono dagli uffici comunali. E’ il cerchio che si chiude. Meglio per chi abita nelle vicinanze dell’Incile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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