Gioco
Copisterie denunciate per i volumi fotocopiati
L’associazione librai presenta un esposto per la violazione del diritto di autore Sono una decina le attività segnalate a magistratura e Guardia di finanza
PISA. Giù le mani dai libri di testo. Fotocopiare va bene, ma senza esagerare. Contro chi, invece, eccede nella riproduzione e ignora gli appelli a rispettare la legge, l’unica via è quella giudiziaria.
È la scelta fatta dall’Associazione librai italiana che ha inviato una serie di esposti a diverse Procure e comandi della Guardia di finanza.
Nell’elenco figura anche Pisa, prima città universitaria della Toscana dove, secondo i riscontri svolti dall’associazione, ci sarebbero almeno una decina di copisterie segnalate come responsabili della violazione del diritto di autore. La legge fissa un tetto del 15% per le pagine di un libro che è possibile riprodurre con fotocopia. Per gli autori dell’esposto dalle copisterie indicate nella denuncia uscirebbero libri interi a prezzi più che scontati.
Tra gli esempi citati dall’Ali c’è il testo di Diritto Pubblico, scritto da Giandomenico Falcon, edito dalla Cedam, che non viene più venduto a 47 euro, ma a soli 20 euro. Un caso limite, ma sono una miriade i testi, soprattutto quelli di facoltà scientifiche, che vengono sfornati da una fotocopiatrice anziché venire acquistati nelle librerie.
I titolari delle attività commerciali rischiano sanzioni amministrative che, a seconda della quantità delle opere riprodotte in modo illecite, possono arrivare a svariate decine di migliaia di euro.
Leandro Elleni, libraio a Padova e responsabile nazionale dell’Ali per l’università, spiega: «Da anni denunciamo i titolari di copisterie che non rispettano le regole. L’ultima iniziativa, fatta dall’associazione nazionale e in collaborazione con la Siae, ha riguardato varie città, tra cui Pisa. Nell’esposto invitiamo la magistratura ad intervenire subito per reprimere il fenomeno della concorrenza sleale, che è, quasi ovunque, in forte crescita. Purtroppo la nostra lotta non è servita a niente. Dopo la presentazione delle denunce non abbiamo più avuto riscontri. Noi librai non sosteniamo affatto che le copisterie debbano chiudere. Siamo consapevoli che tutti i negozi di questo tipo svolgano un'attività, preziosa e importante, anche per gli studenti universitari. Ma in questi spazi pubblici, non si possono e non si devono continuare a fotocopiare, per intero, i libri di testo che sono in adozione nelle varie facoltà. Lo dico da sempre. Questo è un fenomeno che per i libri è paragonabile a un cancro. E il problema, che a nostro avviso viene sottovalutato, è che si sta diffondendo in modo micidiale. Andrebbe ricordato che simili comportamenti configurano la commissione di un reato. A chi non si adegua alle regole va chiuso il negozio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
