Il Tirreno

Pisa

Venti milioni in meno per le aziende

di Francesco Loi
Venti milioni in meno per le aziende

È la cifra annua che manca al sistema economico. Patto di stabilità ridotto: via ai lavori sullo Scolmatore

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PISA. C’era una volta un bel cliente per le aziende: la Provincia. Un motore dell’economia, soprattutto locale, rimasto ora (anzi, da un po’) senza benzina. In tempo di crisi un problema che si somma agli altri problemi. Si pensi che, come impegni per gli investimenti, l’ente dal 2002 al 2006 ha immesso nel circuito economico 371 milioni di euro, per una media annua di 75 milioni. Va detto che erano gli anni della maxi-spesa, con il piano da 150 milioni di euro rivolto in particolare alla viabilità (rifacimento Fi-Pi-Li, ammodernamento strade regionali 439 e 68, nuovi ponti sull’Arno a Calcinaia e Santa Croce), alle scuole superiori e alla difesa del territorio. Nel periodo seguente, quello 2007-2011, il totale si è fermato a 83 milioni (media annua 17). Nel 2012 non si è andati oltre gli 11 milioni. La differenza, rispetto all’inizio, è un meno 85 per cento. Considerata l’eccezionalità del 2002-2006 e pur dimezzando quell’importo medio, si arriva a calcolare che le vicissitudini della Provincia hanno tolto al sistema economico circa 20 milioni di euro all’anno. Niente mutui, niente bandi uguale niente lavori e niente soldi alle aziende.

Tagli su tagli. «I motivi sono sostanzialmente tre: la riduzione di risorse a tutti i livelli istituzionali, il patto di stabilità, il ridimensionamento delle Province», spiega il presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni. «La strada della soppressione di questi enti è ormai imboccata - aggiunge - e al sistema economico del territorio è un cliente privilegiato che mancherà. Il governo Monti, considerate le prospettive prima di eliminazione e poi di accorpamento, alle Province ha tagliato in proporzione più che alle altre amministrazioni. Ora ci troviamo in una fase di limbo che serve a poco. Prendiamo il rapporto con i Comuni: la Provincia era un supporto importante per le loro iniziative, ma ormai siamo costretti solo a dire no». Pieroni si sfoga: «In questi anni abbiamo razionalizzato le spese, con il blocco del turn over siamo scesi sotto i 500 dipendenti e abbiamo dimezzato i dirigenti. Ma con 14 milioni in meno di entrate tra 2012 e 2013 tutto diventa ancora più difficile».

Giù i tempi di pagamento. «In questo quadro - dice ancora Pieroni - abbiamo comunque cercato di venire incontro alle aziende». Anzitutto sui tempi di pagamento, tema al centro delle polemiche nazionali per la lentezza della pubblica amministrazione a saldare i conti con le imprese. La Provincia di Pisa è passata, sulla spesa corrente, da una media di 51,2 giorni nel 2009 a una di 27 lo scorso anno. Dunque, sotto i trenta giorni indicati dal decreto legislativo 192/2012 per le transazioni commerciali. Sulla spesa di investimento la media è invece in crescita: dai 68,7 giorni del 2009 ai 74,5 del 2012 pesando gli effetti del patto di stabilità.

Aziende locali. «La Provincia in questi anni ha anche cercato di valorizzare le imprese locali», ricorda Pieroni. Il riferimento è al tavolo promosso nel 2011 per seguire la crisi delle imprese nel settore dei lavori pubblici, coinvolgendo Cna e Legacooperative. Sul sito internet vengono pubblicati tutti i bandi per le procedure negoziate (sotto il milione di euro). Tali procedure, lo scorso anno, hanno visto i lavori assegnati al 100% di aziende toscane, delle quali il 75,48% pisane; nel 2009 le percentuali erano state, rispettivamente, del 94 e del 67,74.

Patto di stabilità. E’ dei giorni scorsi la notizia che saranno allentati i vincoli del patto di stabilità. Questo consentirà anche alla Regione di “girare” soldi alle Province (ancora da concordare). «Bene - commenta Pieroni - ma a questo punto mi chiedo perché non sia stato fatto prima. Vorrei sapere da Monti come mai ha aspettato così tanto, portando il sistema ad una situazione esplosiva. Una ditta fallita non si recupera più». Con le risorse economiche che saranno liberate, Pieroni annuncia che verranno riprese due opere temporaneamente accantonate: «La variante Calcinaia-Vicopisano-Cascine di Buti e Bientina da 18 milioni; ed i lavori (50 milioni) di scavo dello Scolmatore per aumentare la sua capacità idraulica e per consentire al canale dei Navicelli di avere uno sbocco a mare diretto attraverso la foce armata dello stesso Scolmatore».

Ingiunzione al ministero. La Provincia cercherà poi di recuperare risorse attraverso la messa in mora del ministero dell’Interno per pagamenti non ancora effettuati riferiti al periodo 1996-2006: il credito vantato dall’ente di piazza Vittorio è di 11 milioni di euro. Altre Province, come Venezia, hanno intrapreso la medesima strada e hanno vinto. «Avevamo scritto al ministero, che come prevedibile non ci ha risposto - dice Pieroni .- Nei prossimi giorni chiederemo al tribunale di emettere l’atto ingiuntivo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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