Il Tirreno

Pisa

Mercurio nel terreno, ecco i lavori da fare

di Gianluca Campanella
Mercurio nel terreno, ecco i lavori da fare

Ma nessuno sa quanto costeranno gli interventi per bonificare l’area ex Guidotti. Trovata una cisterna piena di alcol

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PISA. Una determina del Comune stabilisce il lungo elenco delle operazioni da effettuare nel sito ex Guidotti per bonificare il terreno e le acque sottostanti, inquinate da mercurio, cloruro di vinile e altre sostanze velenose. Si va dal «progetto di messa in sicurezza della falda freatica, opportunamente dimensionato al fine di impedire la diffusione di contaminazione oltre il confine del sito», fino alle prescrizioni “minute” come «l’asportazione delle cisterne» rinvenute, tra cui una piena d’alcol.

Il piano di bonifica dell’area in via Trieste, angolo via Nicola Pisano, è ancora alla fase preliminare e dovrebbe diventare esecutivo all’inizio dell’estate: non si sa ancora quanto costerà, ma è certo che in prima battuta pagherà l’Università di Pisa, proprietaria del terreno da qualche anno, che vorrebbe costruirci il secondo lotto del polo didattico “Guidotti”. I lavori sono stati bloccati, perché l’Arpat ha trovato mercurio e altri inquinanti, appunto; e i punti fermi in questa storia sono pochi.

Uno: quell’appezzamento dal 1914 al 2001 è stato lo stabilimento principale dei laboratori Guidotti, casa farmaceutica nel 1983 confluita nel gruppo Menarini. Punto due: «è stata riscontrata una non trascurabile contaminazione delle acque sotterranee con valori massimi che raggiungono i 1.281 µg/l per il parametro “cloruro di vinile”», come si legge nel “parere istruttorio in merito al piano di cantierizzazione”, datato 29 novembre 2010, firmato dalla dirigente del Servizio ambiente della Provincia, Laura Pioli, e controfirmato dalla responsabile generale della segreteria, Luisa Bertelli.

Oltre questi fatti, si sconfina nelle ipotesi. Per esempio, notizia emersa ieri: ci sarebbe stato un proprietario intermedio tra la cessione da parte di Guidotti e l’acquisto da parte dell’Ateneo. Complice il fine settimana lungo, al momento nessuno negli uffici della casa farmaceutica e in quelli del rettorato è in grado di pescare le carte e svelarne l’eventuale nome, che probabilmente si saprà lunedì prossimo. Ancora, come si fa a rispettare una delle prescrizioni della determina? Essa impone «una proposta d’indagine della matrice del terreno almeno per quanto riguarda il pozzo “pz4”, in cui si è rilevata la maggiore contaminazione delle acque sotterranee»: per capirsi, quello dove il valore di cloruro di vinile è risultato 2.500 volte più alto del limite consentito dalle direttive Cee nelle acque a uso umano.

Difficile, se non impossibile scoprire chi ha sporcato, tanto più se si considera che «manca una carta piezometrica da cui evincere la più probabile direzione dello scorrimento delle acque sotterranee». Che è un modo elegante per dire che non si sa da dove la falda arrivi, se sia già inquinata a monte e, soprattutto, se finisca direttamente in mare oppure prima sia intercettata da sistemi che portano l’acqua nei terreni agricoli o nei rubinetti di casa. Ipotesi, quest’ultima, che quasi tutti si sentono di escludere visto che (e lo si scrive senza cinismo) non si registrano avvelenamenti sospetti nella zona. Resta il fatto che quelle sostanze sono dannose e, se ingerite dai pesci, risalgono la catena alimentare e finiscono nei nostri piatti. La determina prevede altri adempimenti burocratici e non esclude «nuovi accertamenti sulla presenza di ulteriori criticità presenti nel sottosuolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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