Il Tirreno

Pisa

Artemisia Gentileschi è tornata a casa Mostra a Palazzo Blu

di Maurizia Tazartes
Artemisia Gentileschi è tornata a casa Mostra a Palazzo Blu

Da oggi al 30 giugno esposti undici grandi dipinti scelti dai curatori Roberto Contini e Francesco Solinas

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PISA. Artemisia Gentileschi (Roma 1593 -Napoli 1654 circa) torna a casa. Torna nella città di suo padre, zii e nonni. Lei che si sentiva “romana”, ma che non aveva dimenticato Pisa, dove aveva case e terre, si fermerà alcuni mesi nella nostra città, come aveva fatto nel maggio del 1636. Allora doveva vendere dei terreni per procurare una buona dote alla figlia, prossima al matrimonio. Questa volta a rappresentarla sono suoi undici grandi dipinti nella mostra “Artemisia, la musa Clio e gli anni napoletani”, aperta da oggi sino al 30 giugno a Palazzo Blu, con un bel catalogo (De Luca Editori d’Arte). Undici opere, non molte, ma scelte bene dai curatori Roberto Contini e Francesco Solinas, che hanno deciso di approfondire il periodo napoletano della pittrice, dal 1630 alla fine, nel 1654 circa. Anni della maturità, intervallati da un breve soggiorno londinese, in cui Artemisia lavora per grandi mecenati, viceré, imperatrici e illustri collezionisti.

Le undici opere si dipanano su uno sfondo dorato - il colore spesso usato negli abiti delle eroine dipinte - all’interno stesso della collezione di dipinti della Fondazione Palazzo Blu. Alcune sale ospitano anche la raccolta di costumi teatrali e cinematografici della Fondazione Cerratelli, che per la loro grandiosità e opulenza, ricordano i sontuosi abiti delle figure femminili di Artemisia. Le undici opere, stilisticamente affini a caratterizzare la pittura densa degli anni napoletani, in cui classicismo e caravaggismo si mescolano sulla scia dei bravi colleghi locali, riserbano novità. La prima, intorno a cui ruotano tutte le altre, è Clio, Musa della Storia, di proprietà della Fondazione Palazzo Blu. Una tela di notevoli dimensioni, firmata e datata 1632, dalla ricca e complessa simbologia, in cui la Gentileschi si ritrae idealmente come Musa della Storia, per sottolineare la Fama raggiunta nella Pittura, lei che era una donna e come tale doveva combattere contro lo scetticismo dei colleghi maschi e della gente. Lo scrive in maniera martellante in numerose lettere.

Ma una delle maggiori sorprese è trovarsi di fronte alla suggestiva Annunciazione, firmata e datata 1630, giunta dal Museo napoletano di Capodimonte, in origine in una chiesa di Napoli. Un’opera difficilmente prestabile, la prima eseguita da Artemisia al suo arrivo tra il 1629 e il 1630 nella città partenopea, dove l’aveva invitata il suo committente ed estimatore, il viceré Fernando Afám de Ribera, duca di Alcalá. Si tratta della prima opera pubblica dell’artista che aveva sino allora lavorato per tutti i signori d’Europa, ma non era riuscita ad avere una committenza ecclesiastica, come i suoi colleghi uomini. Altro notevole e inaspettato contributo è la presenza della tela con Cristo e i fanciulli, del 1626-1627, di cui si aveva notizia, ma della cui esistenza reale in una collezione romana nessuno sapeva sino a poco fa. Potrebbe trattarsi di un originale di Artemisia o di una copia del tempo.

Ci sono poi un bellissimo inedito, David con la testa di Golia, e una Susanna e i vecchioni, uscita dai depositi della Pinacoteca di Bologna, datata 1652, che dimostra la bravura di Artemisia sino agli ultimi anni di vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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