Il Tirreno

Pisa

Armi medievali, venderle non è vietato

I bancarellai del Duomo vincono una battaglia legale dopo essere stati multati dalla polizia municipale nel 2009

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PISA. Le riproduzioni delle armi medievali (dalle balestre agli archi di legno), pistole dei pirati, scudi con tagliacarte inclusi, non hanno potenzialità offensive e comunque non rientrano negli oggetti di cui è vietata la vendita. Questa, in estrema sintesi, la sentenza del giudice di pace Flavio Ceccarini che ha accolto il ricorso di un gruppo di bancarellai del Duomo che nel settembre 2009 furono multati di quasi 600 euro dalla polizia municipale proprio per la vendita di questi oggetti. Una vicenda che si è trascinata per quattro anni e che si è conclusa con la sentenza del 22 febbraio scorso con l’accoglimento del giudice di pace dal ricorso contro l’ingiunzione di pagamento che il Comune aveva emesso nel marzo 2012.

La vicenda risale al settembre 2009 quando la polizia municipale emise una serie di verbali perché l’ambulante “vendeva merce non autorizzata nel piano del commercio su aree pubbliche relativamente al mercato di piazza Duomo ed in particolare armi improprie ed oggetti atti ad offendere”. Una volta arrivata l’ingiunzione, i bancarellai hanno presentato ricorso rappresentati dai legali Antonio Muzzi e Sara Scolaro. Il giudice di pace ha accolto le loro tesi per due ordini di motivi; innanzitutto l’assenza di un piano del commercio che regolamenti le tipologie di vendita e poi la mancanza di una prova concreta che gli oggetti fossero davvero armi improprie. «I verbali – si legge nella sentenza – fanno riferimento ad un piano del commercio emanato dal Comune di Pisa nel 2001, avente validità triennale e non rinnovato. Deve poi essere rilevato che la vendita dei manufatti abbia avuto luogo per anni senza che alcuna contestazione fosse mossa nei confronti dei titolari della bancarelle di piazza Duomo».

Poi la parte in cui il giudice affronta la questione sulle potenzialità offensive. «Non vi è prova concreta che i manufatti – scrive l’avvocato Ceccarini – avessero una loro potenzialità offensiva. Ma in ogni caso, la circostanza non contestata che tali oggetti fossero stati messi in commercio per anni senza alcuna contestazione da parte delle autorità, renderebbe comunque scusabile l’eventuale errore che fosse stato commesso dai venditori».

«Siamo soddisfatti – commenta Gianmarco Boni, coordinatore della commissione di mercato del Duomo – perché era del tutto evidente che le multe erano ingiuste. Va comunque detto che noi abbiamo più volte chiesto all’amministrazione comunale, senza risposte, incontri per mettere a punto le nuove tabelle merceologiche del Duomo. Favorevoli a rivedere le tipologie, puntando su prodotti artigianali e locali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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