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Piccolo commercio strozzato Dimezzate le nuove aperture

Piccolo commercio strozzato Dimezzate le nuove aperture

PISA. «I dati della Camera di commercio confermano i nostri timori. Il piccolo commercio è quello che sta risentendo in maniera pesantissima della crisi. Piccolo commercio che vuole dire famiglie,...

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PISA. «I dati della Camera di commercio confermano i nostri timori. Il piccolo commercio è quello che sta risentendo in maniera pesantissima della crisi. Piccolo commercio che vuole dire famiglie, persone, che hanno il loro futuro appeso ad un filo».

Il grido di allarme arriva da Marco Sbrana, direttore della Confesercenti, alla luce dei numeri resi noti dall'ente camerale relativi all'ultimo trimestre 2012. «Non alimentare in flessione del 7,1%, l'alimentare del 6%, a fronte di un incremento degli ipermercati (più 4,2%). Una intera economia provinciale – incalza Sbrana – fatta di piccole attività commerciali che costituiscono la forza di Pisa, è in ginocchio. Tutto a vantaggio di una grande distribuzione che taglia sul personale per aumentare i profitti. Oltre alla crollo dei fatturati, in questo avvio di 2013 si conferma un altro allarmante fenomeno: quello delle nuove aperture nel settore del commercio al dettaglio. Secondo le nostre proiezioni, nel primo trimestre, nella nostra provincia ci sarà un 50% in meno di nuove aperture rispetto al 2012; il dato peggiore degli ultimi 20 anni. Crediamo che sia il momento di dare un segnale forte in difesa del piccolo commercio. Segnale che deve venire anche dagli enti locali». Per Sbrana se le politiche nazionali sono sempre più penalizzanti (vedi la liberalizzazione degli orari), anche a livello locale non ci sono idee per il rilancio. «E allora le idee le diamo noi – attacca il direttore di Confesercenti -, proprio a ridosso delle prossime elezioni. Occorre una politica mirata per il piccolo commercio che anche una amministrazione locale può mettere in piedi. Ad esempio rimodulando imposte come quella sui rifiuti, sul suolo pubblico, l'Imu sui negozi, considerando lo stato di crisi del settore. E ancora incentivare nuove aperture, magari esentando per i primi anni da alcune imposte (quella dell'insegna o la tassa dei rifiuti). Puntare – conclude Sbrana – sui centri commerciali naturali, troppo spesso sacrificati alle logiche della grande distribuzione, attraverso piccoli finanziamenti per la promozione o agevolazioni fiscali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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