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Mareggiata, cabine ko allo stabilimento Gorgona

Mareggiata, cabine ko allo stabilimento Gorgona

Lo sfogo del titolare: «Davanti al bagno non esiste più la diga di protezione» Danni per 15 mila euro, distrutte le costruzioni rifatte dopo l’alluvione di ottobre

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PISA. Il bagno Gorgona è di nuovo in ginocchio dopo la mareggiata della notte tra lunedì e martedì. Sono andate completamente distrutte 22 cabine, per l’appunto proprio quelle che erano state appena rifatte dopo la mareggiata e l’alluvione di fine ottobre.

«Quindicimila euro di danni pochi mesi fa e ora siamo da capo – spiega Stefano Sbrana titolare dello stabilimento che gestisce insieme alla moglie – e questo perché ormai davanti al nostro bagno la diga a protezione praticamente non esiste più. I lavori di rifacimento dovevano essere già cominciati da un mese e invece non sono ancora terminati nemmeno quelli per la diga in prossimità del porto. Per rimettere a posto le cabine distrutte a fine ottobre abbiamo speso solo 15mila euro, si fa per dire, ma questo perché il lavoro li abbiamo fatti per conto nostro, altrimenti se ci fossimo dovuti rivolgere a una ditta, ne avremmo spesi minimo 50mila. Se sapessi a chi rivolgermi per chiedere un risarcimento dei danni lo farei – afferma il titolare del bagno – ma il fatto è che tutti mi dicono che non è di loro competenza».

Il problema è anche aggravato dal fatto che le assicurazioni non coprono questo tipo di danni e quindi il ripristino delle cabine che sono andate nuovamente distrutte anche questa volta saranno completamente a carico del titolare.

«Se i lavori per la diga qui davanti non cominciano non so neanche se ha senso rifare le cabine – spiega Sbrana –, dovremo decidere se aprire con quello che si è salvato dato che nel complesso avevamo 106 cabine o se correre il rischio un’altra volta. Però, adesso si pone anche un altro problema, quello della rena». Infatti, il bagno Gorgona oltre al tradizionale arenile ha anche una terrazza dove ogni anno viene messa la sabbia per poter montare le sdraio e gli ombrelloni e di quella dello scorso anno non c’è più traccia. «Di mareggiate di questo genere da qui all’inizio della stagione ne possono capitare altre – afferma il titolare dello stabilimento – e come posso far portare la sabbia con questo rischio? È proprio in questo periodo dell’anno che faccio portare la rena e sinceramente adesso non so cosa devo fare. Certo è che se capita una cosa del genere durante la stagione – continua Sbrana – ci troveremo nella condizione di chiudere a metà estate».

Il problema delle dighe foranee nel tratto di lungomare di via Tullio Crosio, che va da piazza Baleari fino al nascente porto, esiste da qualche anno. È proprio in quella zona che a fine ottobre le case che si affacciano su via Tullio Crosio e via delle Curzolari che è parallela, sono finite sott’acqua riportando danni ingenti. Anche in questo caso sotto accusa è finita la diga dove erano in corso i lavori di rifacimento sostenendo che per realizzare la posatura dei massi era stato chiuso l’unico sbocco al mare aperto dell’acqua che si trovava nella cella. A questo punto però, diventa urgente mettere mano anche alla diga davanti al bagno Gorgona perché la stagione è alle porte e lo scorso anno i lavori di rifacimento della diga accanto al porto non sono partiti in primavera perché cominciava la stagione balneare, ma visto quello che è successo rimandare a fine estate potrebbe essere pericoloso.

Donatella Lascar

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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