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Il primato nasce dai nostri servizi

Il primato nasce dai nostri servizi

«Tasse più basse, più pasti e posti letto». Rimane il problema dei fuori corso. La nuova sfida: 5 per mille su progetti mirati

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PISA. Università in competizione fra loro sui servizi, un piano di grandi opere pisane, i fondi per la Sapienza dal ministero e tante altre anticipazioni: è quanto emerge dal forum svolto in redazione con il rettore Massimo Augello, aperto anche alle domande dei lettori. Lo spunto di partenza è il primato toscano dell’ateneo. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia che per la prima volta nella sua storia plurisecolare, l’Università di Pisa supera Firenze per numero di iscritti. In queste due pagine c’è il resoconto di un’ora e mezza di incontro in redazione.

IL TIRRENO: Partiamo dal sorpasso su Firenze, ottenuto per altro all’indietro. Com’è che Pisa è riuscita a perdere meno iscritti?

AUGELLO: «Non enfatizzo il sorpasso, anche se il dato è oggettivamente clamoroso, visto che il nostro bacino è più contenuto. Certo, fa piacere, ma sono altri i numeri su cui impostare l’analisi, con la premessa che non siamo in competizione, ma partner di Firenze e Siena, due atenei che fin dall’esordio del mio mandato ho spinto per inserire in un sistema regionale accademico, progetto in via di definizione».

Quali sono i numeri?

«Il primo dato che dimostra la nostra solidità è quello relativo alle tasse, che hanno livelli d’ingresso più bassi: i nostri iscritti appartenenti alla fascia di reddito minima pagano 140 euro, a Firenze l’entry level è di 366 euro. Inoltre distribuiamo più pasti, abbiamo più posti letto. Insomma, la competizione avviene sui servizi. Poi c’è il valore aggiunto relativo alla qualità della vita, su cui bisogna dare riconoscimento al lavoro del Comune. Ancora, voglio ricordare che Firenze ha 250 docenti in più dei nostri e più personale tecnico/amministrativo. E ci inorgoglisce sapere che tutto ciò è stato raggiunto ricevendo dal ministero 40 milioni in meno rispetto a Firenze».

Pensate di colmare il gap con nuove assunzioni?

«Dopo la manovra d’esordio del mio mandato – una novantina di tecnici-amministrativi e altrettanti ricercatori precari – nel 2012 abbiamo assunto altri 24 t/a e 35 docenti (tra ordinari, associati e ricercatori). Il numero di precari nel nostro ateneo è contenutissimo, quasi azzerato nell’amministrazione centrale: in questi giorni pubblichiamo il bando di concorso per altre 18 unità di personale e a quel punto rimarranno 3-4 persone da stabilizzare. Stiamo preparando una nuova manovra triennale di assunzioni. Sfruttiamo tutti i punteggi che la legge sul turn over ci consente».

Quali altri servizi pensate di potenziare?

«Stiamo conducendo una campagna conoscitiva per capire come destinare il 5 per mille dei redditi in favore di ulteriori servizi. Con sondaggi telefonici interroghiamo studenti e genitori proponendo loro le diverse destinazioni».

Tra quali opzioni possono scegliere?

«Sostegno alla mobilità internazionale degli studenti; facilitazioni per la mobilità degli studenti e/o sconti sul pagamento dei biglietti di treno e autobus; aumento dei fondi destinati al finanziamento di attività part-time; potenziamento dei servizi per l’integrazione dei disabili. In ambito sportivo vogliamo costruire un’area di socializzazione e spettacoli all’interno del Cus o un’aula studio sempre in quella struttura, che ormai è una cittadella dello sport fra le prime tre in Italia per dimensioni».

Torniamo al primato. Nel 2011 Pisa aveva il record degli studenti fuori corso. Il “sorpasso” dipende anche da quel numero, se è ancora così alto?

«Questo è uno dei problemi che penalizzano maggiormente l’Università di Pisa sia in sede di finanziamenti ministeriali che di valutazione degli atenei. La questione dei fuori corso è intimamente legata a quella degli studenti inattivi, cioè di coloro che nella loro carriera hanno trascorso almeno un anno senza acquisire alcun credito formativo. Per questo, tra i principali obiettivi che abbiamo affidato da subito all’Osservatorio statistico di ateneo, vi è stato quello di realizzare un’indagine approfondita per comprendere meglio le dimensioni e le ragioni di tale fenomeno».

Ci sono già i risultati?

«Li abbiamo da qualche settimana e presto li presenteremo anche all’opinione pubblica. In questa sede, posso anticipare che dalla ricerca emerge l’importanza per i ragazzi di non sentirsi isolati all’interno del mondo universitario e di coltivare stretti rapporti con gli altri studenti. Una delle soluzioni potrebbe dunque essere quella di rafforzare il sistema di tutorato».

Il problema è sempre quello di conciliare università d’eccellenza a università di massa. Pensate a una selezione in entrata?

«Oltre ai corsi per i quali il ministero stabilisce test d’ingresso per l’accesso programmato, noi da tempo svolgiamo test di autovalutazione. Non abbiamo in animo meccanismi selettivi, il numero chiuso non mi ha mai convinto; ma quei test sono utilissimi per gli studenti. Non è un caso se economia a Firenze ha perso il 6%, mentre da noi in pochi anni è salita da 600 a mille iscritti e il dato resta stabile».

Come mai per i tirocini formativi non sono previste borse di studio?

«La Regione Toscana ha previsto per i tirocini non curriculari, cioè quelli riservati a laureati da non più di 12 mesi, l’obbligo per l’azienda ospitante di un rimborso di almeno 500 euro mensili con possibilità di cofinanziamento regionale; mentre non ci sono obblighi per quanto riguarda i tirocini curriculari, riservati a studenti dei corsi universitari. Non si possono caricare sulle spalle del mondo universitario aspettative troppo grandi, soprattutto se rapportate alla prolungata stagione di sottofinanziamento che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema universitario italiano».

È una stoccata alla Gelmini?

«La riforma Gelmini ha massacrato le università e, con la scusa dei risparmi, il ministero ha sparato nel mucchio. Noi ci siamo presi tutti i margini che offriva; abbiamo vinto tutti i ricorsi contro il Miur (ministero dell’università, ndr) e ora andiamo a testa alta. La riforma attacca l’autonomia che, quando è sana, fa risaltare meglio le differenze. Invece così siamo tutti omologati dai paletti burocratici e non possiamo far emergere le potenzialità».

(testo raccolto da Gianluca Campanella)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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