Attenzione
Giallista attratta dal mistery
Un fiume di luce, i palazzi antichi dei Lungarni impreziositi come merletti scintillanti, ecco come ogni anno si presentava a tutti la magica notte della Luminara, il 16 giugno, che rendeva onore a...
Un fiume di luce, i palazzi antichi dei Lungarni impreziositi come merletti scintillanti, ecco come ogni anno si presentava a tutti la magica notte della Luminara, il 16 giugno, che rendeva onore a San Ranieri, protettore della sua città, Pisa. Ma per Laura quello che contava in quella notte speciale, dove migliaia di persone affollavano le strade del centro storico, erano le ombre che tremavano alla luce dei lumini, era quell'aria di attesa prima che venisse sera, con i venditori di brigidini e qualche cane che attraversava i Lungarni quasi impaurito subito prima che la festa avesse inizio.
Era tradizione ormai che ogni anno, in quell'occasione, alle 19 in punto, lei invitasse per un aperitivo a casa sua gli amici più intimi e, più recentemente, anche il maresciallo Stivati. No, non poteva fare a meno di pensare in quei termini all'uomo della sua vita, per lei e per tutti rimaneva il maresciallo Stivati. Era agitata Laura quella sera e la sua agitazione, di solito, precedeva di poco qualche accadimento maligno, qualcosa che, comunque, sconvolgeva la sua vita, fosse anche soltanto per poco tempo. E questa volta la crisi, come chiamava lei quello stato di tremenda agitazione, le sembrava proprio che fosse molto più forte del solito e lei si aggirava per casa come un'anima in pena, con il fiato corto e quello strano malessere che le stringeva lo stomaco e la testa senza pietà. Quella dove abitava Laura era una cosiddetta casa torre, un esempio di architettura medievale molto particolare, ma piuttosto frequente a Pisa. Nel soppalco di quella strana casa, che prendeva luce dall'alto, da tre grandi finestre che si aprivano solo sul cielo, Laura trovava pace alla sua angoscia. Quella casa l'aveva acquistata da pochi mesi, dal nipote di un noto insegnante del conservatorio di Lucca, che gliel'aveva venduta con tutti i mobili e gli oggetti che conteneva, perché non voleva avere nulla che gli ricordasse lo zio da poco deceduto, almeno così aveva detto a lei quando avevano firmato il compromesso.
Laura era una gran pasticciona in cucina e, per fortuna, quella sera, come già era accaduto in molte situazioni simili, la sua amica Carmela Cinquemani le avrebbe portato delle ottime torte salate e un delizioso timballo di riso. Sì, perché la sua amica aveva veramente una marcia in più - come diceva spesso lei - dal momento che alle sue grandi doti di sensitiva, che erano state in passato d'aiuto al maresciallo Stivati per risolvere più di un caso, aggiungeva la sua eccezionale bravura come cuoca.
Mancava poco meno di un'ora al momento in cui sarebbero arrivati i suoi amici e Laura si decise a scendere in sala e a cominciare a preparare la tavola. Poi uscì nella terrazza a controllare che fosse tutto a posto e che i lumini fossero accesi.
Il suono del campanello le ricordò che mancavano pochi minuti alle 19.
«Ciao! -Gianni, vestito in modo impeccabile come sempre, salutò Laura e le dette un pacchetto -. È un regalino per te, sono riuscito a scovare una vera chicca, un giallo senza sbudellamenti e commissari da fiction televisiva, credo che ti piacerà». Dietro di lui saliva tenendo in equilibrio sulle mani due grandi involucri Carmela, seguita dal marito Bruno e dalla figlia Erika con il marito Emanuele.
Laura fece appena in tempo a salutare tutti e a prendere dalle mani di Carmela le torte salate e il timballo di riso, che nuovamente suonò il campanello. Era Antonio, soprannominato da tutti "the voice" per la sua voce profonda e impostata che aveva indubbiamente contribuito a farlo apprezzare come attore teatrale. Infine arrivò il maresciallo Daniele Stivati, un bell'uomo sui quarant'anni, con i capelli brizzolati e gli occhi tra il grigio e l'azzurro, che salutò Laura sfiorandole le labbra con un bacio e le dette una scatola di cioccolatini avvolta in una carta rossa con una rosa fresca dello stesso colore legata sopra. Erano arrivati tutti e Laura li invitò a sedersi in sala, mentre lei andava in cucina con Carmela a mettere nei piatti le torte salate e il timballo.
«Hai messo la Bohème?... Ottima idea!». Carmela si era rivolta a Laura senza neanche guardarla, intenta come era a mettere in un vassoio il timballo di riso.
«La Bohème? Ma di cosa parli? Non ho ancora acceso lo stereo, ma se vuoi metto la Bohème...». Laura sembrava sorpresa.
«Vuoi dire che non senti nulla?- Carmela nel frattempo si era affacciata dalla cucina- Allora c'è qualcosa che non va, perché la musica la sento chiaramente provenire da sopra, dal soppalco».
Laura e Carmela si misero in ascolto alla base della scala a chiocciola che portava al soppalco e presto arrivarono anche gli altri, chiedendo cosa stesse accadendo. Fu solo allora che anche tutti gli altri sentirono chiaramente. “Che gelida manina! Se la lasci riscaldar...Cercar che giova? Al buio non si trova". Le parole furono seguite da un lamento che fece accapponare la pelle a Laura. Non c'erano dubbi, qualcuno di sopra cantava e si lamentava. Il maresciallo Stivati fu il primo a salire sul soppalco, seguito da tutti gli altri. Sembrava tutto a posto, ma il canto e il lamento continuavano.
«Viene dalla soffitta!». Carmela indicava con una mano la botola che portava alla soffitta.
Laura, con la mano che le tremava, tirò forte la maniglia della botola e subito scese una scala di metallo dal soffitto. Salirono tutti, per ultimo Antonio che non amava molto gli spazi angusti e tantomeno le soffitte. Ora il lamento era più forte, sembrava, a tratti, un singhiozzo doloroso. La grande soffitta era divisa da un muro che però non separava completamente le due parti della stanza. Come aveva raccontato Laura a Carmela, un tempo nella soffitta c'era stato lo studio dell'insegnante del conservatorio di Lucca, apprezzato musicista che proprio lì dava lezioni ai suoi numerosi allievi. C'erano ancora i resti dei pannelli con un isolante acustico molto spesso. Laura aveva trovato casse piene di spartiti d'opera e vecchi dischi, si era liberata di tutto, aveva tenuto solo un trentatre giri con la Butterfly di Toti Dal Monte. Un nuovo lamento, questa volta più forte e lungo, sembrò saturare l'aria.
Il maresciallo Stivati, si avvicinò al muro al centro della soffitta. «Viene da qui il lamento». Le sue parole furono accolte dal silenzio e da un mugolio di preoccupazione da parte di Laura. Con le nocche delle dita della mano destra il maresciallo battè sul muro e subito dopo aggiunse: «È un muro di mattoni forati, è vuoto, possiamo buttarlo giù senza problemi. Laura, dammi un martello». Laura fu veloce a passare il martello a Stivati, che dette una serie di colpi precisi al muro. Fu una questione di una manciata di minuti e tra la polvere e i calcinacci cadde sul pavimento, facendo un rumore secco, uno scheletro umano con una cartella di cuoio di traverso, che si aprì lasciando uscire uno spartito della Bohème. Laura urlò con tutto il fiato che aveva in corpo e si sedette sul pavimento, abbandonandosi ad un pianto convulso. Erika si allontanò subito inorridita, mentre Gianni si muoveva in modo convulso per consolare più se stesso che gli altri. Antonio, Bruno e Emanuele, con il viso cereo, si erano avvicinati al maresciallo, come se aspettassero che lui dicesse qualcosa. Solo Carmela era rimasta ferma nella sua posizione, senza proferire parola. La sua faccia era passata da un'iniziale espressione di orrore a quella di pietà. Il maresciallo Stivati si affrettò a telefonare in caserma con il cellulare di servizio.
Il Tirreno -20 luglio: Novità sul caso dello scheletro rinvenuto dal maresciallo Stivati, la notte della Luminara, nella soffitta di una casa del quartiere di San Martino. Dopo le analisi accurate del Laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano sulle ossa dello scheletro trovato, è stato accertato che si tratta di un ragazzo di quindici anni, che risulta corrispondere ad un adolescente scomparso cinque anni fa. Il maresciallo Stivati ha dichiarato che presto sarà fatta luce sul caso.
"Che gelida manina! Se la lasci riscaldar... Cercar che giova? Al buio non si trova". Tutte le volte che Laura sentiva quella musica riviveva l'orrore di quella notte in cui il maresciallo Stivati aveva trovato uno scheletro umano nella soffitta di casa sua. E in quel preciso momento guardò di traverso Stivati, comodamente seduto in una delle poltrone della sala di casa sua, che per settimane era stata analizzata accuratamente. Era stato lui a comprare e mettere quel cd.
«La musica è importante in questo caso, direi che è alla base di tutto. - Stivati fece una breve pausa ad arte, poi continuò a parlare - In questa casa si ascoltava tanta musica, tu stessa mi avevi detto di aver buttato una cassa di spartiti d'opera che avevi trovato in soffitta. Ma non avevi buttato le numerose foto di ragazzi, tutti allievi del professor Luigi Landi, noto insegnante del conservatorio di Lucca che dava anche lezioni private a giovani aspiranti musicisti».
Laura lanciò un'altra occhiata di traverso al maresciallo.
«Eh, no... Il professor Landi, nel suo studio, che era esattamente nel locale che ora corrisponde alla tua soffitta, riceveva i suoi allievi e cercava di approfittare di molti di loro. Per lo più, per paura e per vergogna, i ragazzi tacevano sulle molestie sessuali del professore, ma uno deve aver minacciato di denunciarlo e così...».
«E così, magari dopo uno dei tanti abusi sessuali, il professore decide di ucciderlo e di occultare il cadavere in un'intercapedine di mattoni forati costruita apposta, che poteva sembrare un semplice tramezzo isolante per dividere lo studio in due - Laura finì la frase del maresciallo, rimase per qualche secondo in silenzio e riprese a parlare- Come sostiene la mia amica Carmela Cinquemani l'omicidio avvenne alle 19 di un maledetto giorno di cinque anni fa, perché a quella stessa ora abbiamo sentito la musica della Bohème e il lamento. Questi fenomeni si ripetono sempre alla stessa ora in cui avvenne il crimine...». Laura fu scossa da un brivido che l'attraversò tutta.
«Quasi mi stavo dimenticando... Il nipote del professore, quello che ha venduto a te la casa, ha confessato spontaneamente di essere stato molestato dallo zio anche lui, quando era un ragazzino».
«Adesso capisco perché non ha voluto portare via nulla dei mobili e degli oggetti di famiglia. Voleva disfarsi per sempre del passato, voleva dimenticare tutto l'orrore...». Di nuovo un brivido violento scosse Laura.
D'improvviso il cd sembrava essersi bloccato, ripeteva sempre la stessa strofa: "...V'ha preso stanza la speranza! Or che mi conoscete, parlate voi, deh parlate!".
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