Il Tirreno

Pisa

Comune condannato a pagare sei precari Conto di 178mila euro

di Pietro Barghigiani
Comune condannato a pagare sei precari Conto di 178mila euro

Agli assistenti consiliari va la differenza tra la retribuzione di legge da subordinati e quanto preso come collaboratori

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PISA. Contratti e stipendi erano quelli di un precario. Ma l’impegno richiesto e le mansioni svolte avrebbero dovuto essere retribuiti con uno stipendio da dipendente. A cinque anni dall’avvio della causa, il Comune è costretto a mettere mano al portafogli per saldare il debito nei confronti di sei fiduciari dei gruppi consiliari utilizzati come personale subordinato, ma pagati come contrattisti. Il conto è di 178.375 euro. Sono compresi Tfr e interessi legali fino al 28 febbraio.

Debito riconosciuto. L’amministrazione ha dovuto riconoscere il debito fuori bilancio dopo la sentenza del giudice del lavoro Elisabetta Tarquini con la quale è stata accolta la richiesta dei sei precari assistiti dagli avvocati Tiziano Checcoli e Gianna Fiaschi. L’ente dovrà versare la differenza «tra il compenso corrisposto durante i periodi coperti come collaborazioni coordinate e continuative e il trattamento retributivo cui avrebbero avuto diritto in ragione della natura subordinata dei rapporti» scrive il giudice.

Creditori e compensi. A Maria Giovanna Fusco, 38 anni, di Pisa, andranno 45.667 euro; a Silvia Sagone, 38 anni, di Pisa, 34.752; a Cristina Cola, 47 anni, di San Giuliano Terme, 21.006; a Gherardo Bertini, 41 anni, di Pisa, 45.667; ad Alessandro Battini, 32 anni, di Pisa, 10.273 euro.

La sentenza. Di fronte al Tribunale i sei precari, chi dal 2003, qualcuno dal 2000, hanno voluto sottolineare il carattere subordinato del rapporto di lavoro instaurato con il Comune. All’inizio erano contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Poi contratti a tempo determinato e anche interinali. Il giudice ha riconosciuto la reale natura di rapporto di lavoro subordinato e ha condannato l’amministrazione al pagamento degli emolumenti spettanti ai sei ricorrenti che in prima battuta aveva chiesto di poter partecipare ai concorsi per stabilizzare la loro posizione, ma all’epoca ricevettero un rifiuto. Ora qualche spiraglio sembra più concreto.

Le mansioni. I collaboratori dei gruppi consiliari di fatto svolgono un’attività di assistenza e sono indicati dai gruppi consiliari. È un rapporto fiduciario, anche se non esclusivo con i partiti che li hanno scelti. I consiglieri comunali, sentiti nel corso delle udienze della causa civile, hanno, però, sottolineato che il personale veniva utilizzato da tutti i gruppi consiliari senza distinzione tra maggioranza e opposizione. Un’altra circostanza che avvalora l’uso diffuso e non riservato ai gruppi di riferimento viene citata nella sentenza. Il Comune aveva fatto ricorso al lavoro interinale «con un soggetto a ciò autorizzato – si legge nella sentenza –. Così di necessità la relazione tra i lavoratori e il Comune era certamente priva di ogni legame fiduciario rispetto all’autorità politica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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