Sicurezza
Il giallo e il mistero La Bohème di Puccini introduce il delitto
Il racconto di domani è ambientato in una casa pisana la sera della Luminara. Nella festa irrompe una voce...
PISA. Il mistero entra nel racconto col canto di una delle arie più famose della lirica. "Che gelida manina! Se la lasci riscaldar…" della Bohème di Giacomo Puccini. Ma non è una voce felice quella che canta. «Le parole furono seguite da un lamento che fece accapponare la pelle a Laura…» scrive Paola Alberti nel racconto che uscirà domani per la serie "Il giallo del lunedì".
Un racconto che la scrittrice pisana ha scritto appositamente per il Tirreno «anche se era da tempo che lo avevo in mente» dice Paola Alberti che spiega come è nato.
«Nel 2000 ho comprato una casa in città e in soffitta ho trovato tantissimi spartiti d'opera oltre a due 45 giri di cui uno era la famosa aria della Bohème. Quando è arrivata la richiesta del giornale di scrivere un racconto mi sono chiesta come avrei potuto legare l'opera di Puccini ad un giallo. Ma allo stesso tempo volevo dare un respiro soprannaturale a ciò che avrei scritto, mi interessava il contatto con un altro mondo e la Bohème era il tramite giusto».
Una volta che l'idea si è concretizzata, la scrittrice doveva trovare l'ambientazione. «Il giorno della Luminara - continua Paola Alberti - organizzo un party a casa mia invitando amici pisani e lucchesi che vengono proprio per vedere questa festa. Abito a trenta metri dal lungarno e le ore che precedono l'accensione dei lumini sono, per me, le ore più belle. Volevo unire il giallo al mistero, mettere insieme questi due piani: da una parte col giallo parlo della realtà, mentre col mistero affronto ciò che non tutti vedono».
Il racconto si apre sulla città che si prepara alla Luminara. È sera ed in casa di Laura cominciano ad arrivare i vari protagonisti del racconto, tra cui Carmela, una sensitiva, e Daniele Stivati, un maresciallo, «un bell'uomo sui quarant'anni»: e sono questi due personaggi che rappresentano il mistero e il giallo, i due binari su cui scorre la storia. L'apericena, tuttavia, non fila per il verso giusto: si sente un canto provenire dalla soffitta. La prima a sentirlo è Carmela e poi anche gli altri personaggi ascoltano questo canto, la famosa aria “Che gelida manina!” della Bohème. L'atmosfera della Luminara cede il passo ad un'altra atmosfera fatta di tensione fino a quando nel racconto irrompe un cadavere ed è qui che scatta l'indagine.
Paola Alberti è una giallista che ha scritto tanto e letto tantissimo. Nel racconto vi abbiamo visto un mix fra Agatha Christie e Edgar Allan Poe. È così?, domandiamo. E Il sorriso della scrittrice è una conferma. «Agatha Christie è una giallista che adoro e nella struttura del racconto c'è qualcosa di lei così come c'è un riferimento alla paura e all'insondabile tipico di Poe». Ma se è inevitabile che il bagaglio delle letture pesi su quanto si scrive, l’autrice pisana sa anche smarcarsi e trovare quello che - ora - è un suo stile, un tratto personale. «Anche in questo racconto ho messo in gioco me stessa, in Laura c'è un po' di me. L'iniziativa del Tirreno mi ha dato l'occasione di parlare del rapporto fra reale e spirituale, sempre tenendo presente che il giallo deve rispettare certe regole».
Come mai, domandiamo, questa tua attrazione verso il mistero, il soprannaturale in particolare? Rispondendo, Paola Alberti svela una parte importante della sua vita divenuta una linea di demarcazione che segna il cambiamento rispetto al passato. «Nel 2003 la mia vita è mutata. Sono guarita da una grave anemia grazie ad una pranoterapeuta dopo che le cure tradizionali non erano riuscite a trovare alcuna soluzione. Da quest'esperienza il mio approccio con la vita è cambiato e, quindi, anche la scrittura: ora osservo e leggo la realtà attraverso alcuni segnali che prima sottovalutavo o ignoravo».
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