Il dolore
Sposa bambina, tutti condannati per favoreggiamento all'immigrazione clandestina
Cinque anni ai genitori e ai nonni dello sposo, sei anni ai due zii. Revocata alla famiglia la casa minima di cui era assegnataria nel campo rom di Coltano
Si è concluso con una condanna il processo di primo grado in Corte d'Assise sul caso della "sposa bambina". I fatti risalgono all'ottobre del 2010, quando la ragazzina di origine kossovara che allora aveva 14 anni, raccontò di essere stata portata in Italia con l'inganno per essere data in sposa, secondo il rito rom, ad un minorenne.
Sul banco degli imputati (in parte del campo di Coltano, in parte di Gello di Lavaiano) erano i sei familiari dello sposo, tutti kossovari: gli zii del ragazzo, Erizon Mahmuti, 41 anni, e la moglie Vjolka Dibrani, 40 anni, il padre, Riza Haliti, 36 anni, e la madre, Ibadet Dibrani, 36 anni, la nonna, Nebehat Hamiti, 56 anni, e il marito, Havdus Hamiti, 58 anni. Pesantissime, in un primo momento, le accuse: i sei dovevano rispondere, a vario titolo, di violenza sessuale, tentata violenza e violenza sessuale di gruppo, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, tratta di persone e riduzione in schiavitù.
La sentenza di condanna ha assolto i sei rom dalle accuse più gravi, confermando il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con una pena di 5 anni per i genitori e i nonni (oltre al pagamento di 15 mila euro a testa) e di 6 anni per gli zii (oltre al pagamento di 30 mila euro). Inoltre, dovranno pagare anche le spese processuali.
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