Sicurezza
Vicequestore sotto processo per rivelazione di atti d’ufficio
PISA. «Da alcuni giorni mi sta seguendo un'auto, sai se sono i tuoi uomini o i carabinieri?». «Mi informo e ti richiamo». «Pronto? Sì, avevi ragione, è un'auto dei carabinieri di Cecina». Il...
PISA. «Da alcuni giorni mi sta seguendo un'auto, sai se sono i tuoi uomini o i carabinieri?».
«Mi informo e ti richiamo».
«Pronto? Sì, avevi ragione, è un'auto dei carabinieri di Cecina».
Il virgolettato lo abbiamo messo per comodità di lettura ma, parola più parola meno, in sostanza sarebbe stato questo il contenuto delle telefonate che incastrarono il vicequestore Palma Gagliardi, all'epoca dei fatti dirigente del commissariato di polizia di Cecina e ora responsabile della polizia amministrativa della questura pisana. Gagliardi fu intercettata per caso mentre parlava al telefono con un ufficiale dell'esercito, il colonnello Marcello Seremedi, che in quei giorni era nel mirino degli investigatori. Stando alle accuse, l'ex dirigente del commissariato si sbagliò solo sul reparto dell’Arma: quella Hyundai grigia di cui avrebbe parlato con Seremedi non era l’auto civetta in uso ai carabinieri di Cecina ma un'altra auto civetta, identica, a bordo della quale c'erano i carabinieri del reparto operativo livornese. La sostanza sarebbe stata la stessa: il colonnello aveva fiutato qualcosa, temeva di essere stato scoperto ma non sapeva come fare per averne la certezza. Certezza che quindi gli avrebbe dato la dottoressa, pregiudicando così le stesse indagini. Tutto questo è stato detto e ricostruito ieri mattina in tribunale a Livorno, davanti al collegio presieduto dal giudice Gabriella Marinelli, in cui la Gagliardi, difesa dall’avvocato Salvatore Salidu, è imputata per favoreggiamento e rivelazione di atti d'ufficio.
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