Sicurezza
Roberta, nuovi indizi rendono più chiare le accuse al marito
Sotto la lente della Procura alcuni movimenti a Gello Non si esclude il coinvolgimento di altre persone
PISA. È una fase molto delicata quella che in questo momento stanno attraversando le indagini sul caso di Roberta Ragusa.
Non è il caso di parlare di una qualsivoglia svolta, troppo spesso annunciata più dai media che dai fatti, ma l'impressione è quella di un quadro che giorno dopo giorno si fa sempre più chiaro e che potrebbe davvero portare verso la strada giusta per risolvere un giallo che va avanti da troppo tempo - oggi sono quattordici mesi esatti - senza una visibile via d'uscita.
Le ultime indagini e avvenimenti recenti, tutti ovviamente legati a quella maledetta notte in cui la donna scomparve, la stessa del naufragio della Concordia, hanno dato una mano a ricostruire alcuni passaggi fondamentali. In mano agli inquirenti, che continuano sulla strada del massimo riserbo, ci sarebbe una lunga serie di indizi che a poco a poco riescono a trovare le necessarie conferme.
Per la sparizione della titolare dell'autoscuola Futura di Gello di San Giuliano, svanita nel nulla nella notte fra il 13 e il 14 gennaio dell'anno scorso, al momento c'è un solo indagato, il marito della donna, Antonio Logli, 49 anni, elettricista di Geste, una partecipata del Comune di San Giuliano Terme, e socio della Sas di famiglia con la moglie e il padre, Valdemaro. L'ipotesi di reato formulata dalla Procura - del caso, su cui indagano i carabinieri, si occupano il pm Aldo Mantovani e il procuratore capo, Ugo Adinolfi - è quella di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Scartate le varie piste iniziali, dall'allontanamento volontario supportato da avvistamenti fumosi quanto inconcludenti ad un improbabile suicidio, il sospetto di un delitto, balenato sin dal primo momento, ha portato ultimamente, in assenza di un corpo, al convincimento che sia stato un omicidio premeditato da qualcuno che da tempo poteva essersi procurato anche un nascondiglio per i resti della povera donna. Ma non cambia il capo di imputazione, almeno per ora. Lo conferma Adinolfi stesso. «L'omicidio premeditato darebbe più tempo in termini di archiviazione e parlare di soppressione di cadavere consentirebbe, in termini di condanne eventuali una volta arrivati in giudizio, pene più severe. I reati satelliti – spiega il procuratore – contano poco, se c'è già l'omicidio volontario. L'importante, ripeto, è trovare il corpo, e stiamo facendo di tutto».
A rafforzare un quadro indiziario che appare per alcuni versi pesante, per altri bisognoso di nuove conferme, ci sarebbero alcuni movimenti avvenuti in zona, a Gello, nelle ultime settimane e su cui si concentrano le indagini, mentre non si esclude il possibile coinvolgimento nella vicenda di altre persone legate agli ambiti che la signora Ragusa frequentava. Sono alcuni dei tasselli alla base dell'indagine insieme al racconto di un superteste, un vicino di Logli che, portando fuori il cane, racconta di aver visto l'uomo, quella notte, nei pressi di casa, in una zona vicina a via Dini, due volte, dapprima solo, poi mentre litiga con una donna sconosciuta. E aggiunge di averlo visto alle una, l'ora in cui Logli - su cui pesano molte bugie ed omissioni, con il sospetto della moglie della decennale relazione con la baby-sitter di famiglia, Sara Calzolaio, vent'anni meno di lui - ha sempre detto di dormire già profondamente. La verità la racconterà Antonio stesso dopo Pasqua, ennesima data in cui sarebbe previsto il primo interrogatorio come indagato, clou dell'inchiesta di cui si parla da più di un anno, ma che slitta di settimana in settimana e di mese in mese. Un interrogatorio che seguirà il nuovo ascolto di tutti i familiari, con confronti all'americana, dell'amante e delle persone che gravitano intorno all'ambito familiare e lavorativo di Roberta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google