La manifestazione
Aggredisce ispettore e fomenta una rivolta
PISA. Un ispettore della polizia penitenziaria aggredito e il principio di una rivolta nella sezione. È la denuncia del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, per l’episodio avvenuto...
PISA. Un ispettore della polizia penitenziaria aggredito e il principio di una rivolta nella sezione.
È la denuncia del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, per l’episodio avvenuto lunedì nel carcere del Don Bosco dove si sono vissuti momenti di alta tensione.
Afferma il segretario nazionale, Donato Capece: «Dobbiamo denunciare, a pochi giorni dalla violenta aggressione ad una poliziotta di Avellino, un’altra grave aggressione subita da personale del corpo, durante lo svolgimento del proprio servizio. Un nostro ispettore, al quale va tutta la nostra solidarietà e vicinanza, è stato violentemente colpito alla schiena da un detenuto ristretto per reati comuni (tra i quali spaccio di stupefacenti), con fine pena novembre 2013, che con altri 4/5 detenuti aveva messo in atto una violenta protesta. Sono stati bravissimi i poliziotti a impedire che la rivolta potesse allargarsi ed avere più gravi conseguenze, ma un nostro ispettore è stato colpito violentemente alla schiena tanto da vedersi dare 7 giorni di prognosi».
Per Capece le condizioni operative del personale di polizia penitenziaria di Pisa sono sempre più precarie e «l’inquietante regolarità con cui avvengono eventi critici al Don Bosco, specie contro gli agenti, impongono una ferma presa di posizione dei vertici regionali e dipartimentali. La polizia penitenziaria non può e non deve vivere nella tensione continua e non può pagare sulla propria pelle errori gestionali di altri». Aggiunge il leader del Sappe: «La situazione nelle carceri resta e rimane allarmante e le risposte dell’amministrazione penitenziaria a questa emergenza sono favole, come quella della fantomatica quanto irrazionale e sporadica sorveglianza dinamica, che accorpa ed abolisce posti di servizio dei baschi azzurri mantenendo però in capo alla polizia penitenziaria il reato penale della ‘colpa del custode’ (articolo 387 del codice penale). Il Dap favoleggia di un regime penitenziario aperto, di sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della polizia penitenziaria, ma di fatto tutto ciò impedirà ai poliziotti di intervenire in tantissime situazioni critiche tra le quali proprio le aggressioni nei loro confronti. Queste frequenti e violente aggressioni mettono drammaticamente in evidenza le gravi condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari. Il nostro personale è encomiabile perché garantisce ogni giorno, nei servizi interni al carcere e in quelli svolti all’esterno un servizio eccellente e sicuro nonostante le mille criticità e problematiche che esistono. Ma non si può continuare ad andare avanti così. Servono tutele e garanzie».
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