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Undici tagli alla Vodafone I sindacati si ribellano

Undici tagli alla Vodafone I sindacati si ribellano

PISA. Un provvedimento annunciato ma comunque doloroso quello piombato ieri sui dipendenti di Vodafone Italia impiegati a Pisa. La compagnia telefonica intende mettere in mobilità undici dei suoi 33...

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PISA. Un provvedimento annunciato ma comunque doloroso quello piombato ieri sui dipendenti di Vodafone Italia impiegati a Pisa. La compagnia telefonica intende mettere in mobilità undici dei suoi 33 dipendenti pisani con le funzioni “staff e supporto”. Un terzo, in pratica, dei lavoratori del sito Vodafone di Ospedaletto impiegati in questi settori rischiano il licenziamento.

«I tagli – spiega Silvia Cosci, segretario provinciale della Fistel-Cisl di Pisa – dovrebbero coinvolgere cinque dipendenti (su 26 totali) impegnati in attività di supporto alla gestione dei clienti non customer facing, tre (su tre) nel supporto all'implementazione e gestione dei sistemi e delle infrastrutture It (information technology), uno (su due) nella formazione degli operatori e due (su due) figure impegnate nel servizio di affari generali e sicurezza».

Secondo il piano industriale presentato ai sindacati la settimana scorsa, con il quale l'azienda ha annunciato un esubero di 700 dipendenti su un totale di circa 8000 impiegati in Italia, la riorganizzazione non impatta sui settori a diretto contatto con i clienti. Dalla ristrutturazione sono esclusi quindi gli operatori dei call center (quello di Pisa impiega circa 480 persone) sui quali, però, potrebbe gravare, «in nome dell'efficienza», un carico maggiore di lavoro a costi invariati o minori.

I sindacati si dicono contrari all'apertura della procedura di mobilità e promettono battaglia. «Non è con i licenziamenti che si rilancia l’azienda», sottolinea Cosci. E tra la compagnia telefonica e i sindacati si profila un duro scontro, a partire dal prossimo giovedì quando le parti si incontreranno a Roma per avviare la trattativa. L'azienda, infatti, ribadisce la necessità del piano di riorganizzazione aziendale che ha l'obiettivo di risparmiare 80 milioni di euro all'anno nei prossimi 18-24 mesi, a fronte di una «rilevante erosione del fatturato e dei margini» registrata negli ultimi due anni.

Per le parti sociali, invece, «l'azienda non può scaricare la crisi sui lavoratori». «La nostra posizione è chiara: niente licenziamenti né esternalizzazioni», specifica il segretario della Fistel-Cisl. Al vaglio dei sindacati anche le prime forme di proteste da mettere in campo. «Se l'azienda non darà margini per una contrattazione diversa dalla mobilità e la possibilità di usare altri strumenti come i contratti di solidarietà o l'uscita volontaria – conclude Cosci - deve aspettarsi agitazioni e scioperi ai quali ci aspettiamo una partecipazione massiccia dei lavoratori».

Danilo Renzullo

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