Il Tirreno

Pisa

Sarà aggiunto verde pubblico a Cisanello

di Francesco Loi
Sarà aggiunto verde pubblico a Cisanello

Il Comune rivela: da tempo stiamo lavorando per diminuire ancora le aree edificabili. La Provincia: proposta equilibrata

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PISA. Si preannuncia più “verde” il confronto per il Parco urbano di Cisanello. Il Comune scopre le carte e, come rivela l’assessore all’urbanistica Fabrizio Cerri, saranno ancora ridotte le superfici edificabili per fare spazio ad altro verde pubblico. «Da tempo ci stavamo lavorando - dice - e faremo questo ulteriore passo in avanti». Comincia oggi nella prima commissione consiliare la discussione sulle osservazioni pervenute riguardo alla variante urbanistica. I riflettori, in particolare, sono puntati sul cosiddetto futuro Parco urbano. Su fronti contrapposti le associazioni ambientaliste e le amministrazioni: Comune e Provincia. Il confronto è sulla superficie da destinare a verde pubblico: quello previsto è già «grande come le Piagge», dicono gli enti, e comunque sarà fatto questo ulteriore scatto; per le associazioni invece nel piano ci sono edificazioni di cui si può fare del tutto a meno.

Il Parco urbano è, in pratica, quel grande rettangolo di terreni incolti compreso tra via Bargagna e via Cisanello, che comincia a fianco della Pubblica Assistenza e arriva fino a via Manghi. Sino a qualche anno fa in quell’area dovevano essere trasferiti la Provincia, il Tribunale, uffici comunali e il complesso scolastico Marchesi. Una forte urbanizzazione per contrastare il carattere di dormitorio del quartiere, creando una sorta di secondo centro di Pisa. Poi, per varie vicissitudini (l’incertissimo destino delle Province, la mancanza di fondi del ministero per il tribunale), le previsioni sono cambiate decisamente, arrivando a quelle attuali.

Il grande rettangolo è come suddiviso in tre aree: le più grandi sono la centrale (per il verde pubblico) e quella sul lato ospedale (per la struttura della Stella Maris); più ridotta quella verso la Pubblica Assistenza per gli edifici a servizi pubblici e commerciali (due da 10mila mq: uno su aree di Provincia e Comune, l’altro su aree di un privato non locale). Qualche numero: la superficie complessiva è di 105.090 mq, dei quali 46.050 di superficie edificabile (per ora) e 57.800 di area pubblica (48.060 parco verde, 9.740 parcheggio, 1.240 per sosta mezzi di soccorso). Cerri ricorda che con l’arrivo della Stella Maris erano già stati ridotti gli spazi di cemento: 35mila invece dei 55mila mq per la Provincia. Ma quelli nuovi per il verde da dove potrebbero essere ricavati? Diminuendo le due superfici da 10mila mq per servizi e commercio, intervenendo sia nella parte pubblica che in quella privata (da cui il lavoro impostato da mesi). Le modalità saranno spiegate in commissione. Nella vicenda non è certo secondario l’aspetto economico. A questo si riferisce Nicola Landucci, assessore provinciale al patrimonio, quando dice che nella proposta di variante «si è trovato un equilibrio ragionevolissimo» tra interessi finanziari e ambientali. La Provincia, proprietaria di larga parte dei terreni, intende recuperare i circa 4 milioni di euro spesi e la cessione alla Stella Maris serve proprio a questo. E’ la parte del progetto accettata dagli ambientalisti.

Il motivo del contendere è tutto sul versante opposto, quello degli edifici anche a fini commerciali. «Ma ora il parco è solo sulla carta, poi dovrà essere fatto davvero», avverte Landucci. Ovvero: passare dai terreni incolti a un vero parco costa. E chi metterà i soldi? Una soluzione sarebbe quella degli oneri di urbanizzazione a scomputo: il privato realizza il suo intervento e in cambio concretizza il parco. Oppure si tratterà di concorrere per avere finanziamenti da enti superiori. Landucci aggiunge: «Sulla parte delle edificazioni bisogna vedere cosa intende fare il Comune, la Provincia ha i maggiori interessi sull’altra parte dei terreni». Il Comune raccoglie e avanzerà la sua proposta: rinunciamo a qualcosa per fare spazio ad altro verde. Da oggi si gioca la partita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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