Il Tirreno

Pisa

Assediati dai banditi nella missione

di Candida Virgone
Assediati dai banditi nella missione

Paura per il professor Faldini, la moglie Carla e la figlia. Colpi di mitra intorno all’ospedale per dare l’assalto agli stranieri

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PISA. «Nascosti al buio nel refettorio della missione sentivamo urlare confusamente e il fragore dei mitra ci spaccava le orecchie. Sono state due ore di vero terrore, perché quel manipolo di banditi armati voleva proprio noi, i "bianchi" che la mattina avevano avuto l'imprudenza di andare a messa facendosi notare». Una notte di paura in Camerun per tre pisani che, insieme ad altri nove italiani, sono riusciti a sottrarsi all'assalto di una decina di banditi armati di mitra. I pisani sono il professor Alessandro Faldini, che per quarant’anni ha diretto la clinica ortopedica del nostro ospedale, sua moglie Carla e la figlia Olivia, fisioterapista al Rizzoli di Bologna. Rispettivamente di 78, 70 e 39 anni. Faldini, insieme ad altri specialisti e operatori sanitari di tutta la penisola, ha fondato quattordici anni fa la Orthopaedics Onlus, che opera in zone disagiate del mondo curando deformità di ogni tipo dell'apparto locomotore, da esiti di poliomielite a cosiddetti piedi torti, con protesi d'anca e vari generi di intervento.

Il 26 febbraio il gruppo è partito dall'Italia con 650 chili di attrezzature e ha raggiunto in Camerun la regione di Bamenda e il villaggio di Bafut, dove c'è il Sainte Thérese Hospital, gestito da un gruppo di suore francescane di colore. Un centro in cui una decina fra medici e operatori sanitari, fra i quali il dottor Venantius, amico dell'associazione italiana, cura un centinaio di pazienti.

La sera di domenica 3 marzo, il gruppo dei dodici italiani ha attraversato la strada per andare dall'ospedale alla missione, a cena dalla madre superiora. «Una donna giovane e coraggiosa che gestisce convento e pazienti con grinta e grande devozione», commenta Carla Faldini. «Verso le nove eravamo a tavola - aggiunge Carla - quando abbiamo udito un lungo fischio seguito da un vociare concitato e confuso di tanta gente e da terribili urla. Poi abbiamo sentito degli spari, durati per un tempo che ci è sembrato interminabile, per quanto saranno state un paio d'ore. Le suore hanno spento le luci e ci hanno fatto stendere a terra in refettorio. Alcuni banditi, erano queste le notizie che ci arrivavano da fuori, avevano tentato di assaltare l'ospedale, volevano entrare, girare per le stanze, in cerca di qualcosa, di qualcuno Forse credevano che gli stranieri avessero dei soldi, ci hanno detto. Sentivamo delle sventagliate di mitra, ma fortunatamente non è rimasto ferito nessuno. Forse erano solo atti intimidatori, ci hanno detto quelli scesi in campo a difendere "gli amici stranieri", e cioè, non solo medici e personale sanitario, ma anche la gente del villaggio. Guai a chi li tocca: hanno detto. La madre superiora ha cercato di chiamare la polizia ma i telefoni risultavano isolati. Sono stati i medici dell'ospedale che sono riusciti a contattare i poliziotti. Quando questi sono arrivati, dal centro più vicino e attraverso strade dissestate e difficili da percorrere, i banditi si sono dileguati nella notte».

«Da anni andiamo in Camerun - dice il professor Faldini - per dare sollievo a popolazioni dignitose, in luoghi in cui non ci sono le strutture necessarie per interventi che da noi possono essere routine ma che lì sono una manna. I più ricchi vanno nella vicina Nigeria a farsi operare, ma in quella regione manca di tutto dal punto di vista medico. Abbiamo avuto paura, è vero, per quanto la grinta con cui la questione è stata affrontata ci ha fatto pensare che certi assalti siano frequenti. Torneremo quindi e comunque in Camerun come facciamo da anni, con almeno quattro missioni nei dodici mesi. Torneremo con lo spirito di sempre e con la voglia di essere un aiuto concreto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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