La manifestazione
Profughi, tirocini per superare l’emergenza
Nel centro di via Pietrasantina rimangono una decina di persone, si cerca una soluzione
PISA. L'attivazione di quindici tirocini potrebbe far rientrare l'emergenza dei profughi ospitati nel centro di accoglienza della Croce rossa di via Pietrasantina. Nel corso di un incontro venerdì scorso a Palazzo Gambacorti tra i ragazzi originari del Ciad e del Mali e gli assessori comunali Maria Paola Ciccone e Fabrizio Cerri, l'assessore provinciale Silvia Pagnin, il presidente della Croce rossa provinciale Antonio Cerrai, Massimo Marianetti e Khaled Hajlaoui del Centro Nord-Sud, sono state illustrate le misure adottate per aiutare gli ultimi rifugiati ospitati sul territorio comunale a crearsi un percorso di autonomia.
Tutti quelli accolti negli ultimi due anni (70 arrivati nella primavera 2011 e 29 a fine 2011) hanno ricevuto i documenti per circolare e cercare lavoro e la maggior parte, dopo aver ricevuto la somma di 500 euro cui hanno diritto, si è reso autonomo avendo parenti o amici in Italia o in altri stati dell’Unione Europea. Alla scadenza del periodo di accoglienza garantito (28 febbraio) nel centro di via Pietrasantina sono rimasti in quindici, cinque dei quali negli ultimi mesi hanno seguito un corso di formazione della Croce rossa (domani riceveranno l’attestato) e accettato di seguire dei tirocini presso l'associazione di volontariato. Per gli altri dieci, che negli ultimi giorni hanno avviato un'autogestione del campo, sono stati proposti sette tirocini (500 euro al mese per sei mesi) attivati grazie a fondi regionali e trovate soluzioni abitative a basso prezzo. Tre tirocini sono stati attivati al Parco di San Rossore, uno con la cooperativa “Il simbolo”, uno con la cooperativa il “Cerchio” e due alla società Alfea (ippodromo di San Rossore). Per altri tre tirocini è in corso una trattativa avanzata.
Il presidente della Croce Rossa si è detto disponibile a ritirare la denuncia contro ignoti per l’occupazione del centro di via Pietrasantina a patto che i “non rifugiati” abbandonino il campo «anche perché – dice - l'occupazione comporta consumi per la Croce rossa che deve attingere dai soldi destinati alla povera gente per pagare le spese».
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