Il Tirreno

Pisa

Un ergastolano ossessionato dal senso di colpa

Una giovane psicologa indaga la mente di un pluriomicida È il racconto di domani per la serie “Il giallo del lunedì”

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PISA. Il protagonista del racconto è un detenuto rinchiuso nel carcere Don Bosco di Pisa. La fine della pena? Mai. È un ergastolano. Ha ucciso, anzi un giorno ha fatto una strage. Aveva solo 18 anni quando impugnò la pistola e fece fuoco. È lui l'assassino. Il racconto che uscirà domani, non è un classico giallo dove c'è un morto ammazzato, un'inchiesta e alla fine si scopre l'identità dell'omicida. In questo caso la struttura è diversa, ma non per questo il racconto è meno intrigante e dai risvolti inquietanti.

«Quello che mi affascinava era di raccontare il pensiero retrospettivo di un condannato all'ergastolo» spiega Chiara Del Nero, 30 anni, psicologa con un master di secondo livello in criminologia. Chiara del Nero ha svolto il tirocinio al carcere di Prato dove sono rinchiusi diversi ergastolani. L'abbiamo incontrata e ascoltare quello che racconta lascia la penna sospesa in aria. Ci si dimentica di prendere appunti. Ascoltiamola insieme. «Dovevo incontrare un detenuto per sottoporlo ad una perizia psicologica e quindi mi dettero la sua scheda personale. Cominciai a leggere, prima un delitto, poi un altro e un altro ancora: aveva commesso una sfilza di delitti allucinante. Mi sono chiesta: ma chi mi troverò davanti? Non ho dormito una settimana in attesa di quest'incontro. Poi, arriva il giorno e mi si presenta una persona paffutella, alto un metro e sessanta, goffo nei movimenti. Ho pensato: qui stanno facendo il test a me! Ma non mi trovavo nell'ambiente dove si fanno simili scherzi. Quello che avevo davanti era proprio lui, il pluriomicida».

Chiara Del Nero si prende una pausa e i suoi occhi neri già parlano, precedono solo di un attimo le sue parole: «Ho preso coscienza di quanto l'apparenza inganna» dice sorridendo.

Segue un successivo incontro con un altro ergastolano. Anche in questo caso, un'altra sfilza di omicidi efferati. «Mi si presenta un ragazzone del Sud di due metri che sapeva a malapena leggere e scrivere. Era nato in un contesto particolare e poteva fare solo quello. Un giovane che si trascinava dietro un forte senso di colpa» dice Chiara Del Nero pronunciando le ultime parole con la voce che si abbassa di tono come se parlasse a se stessa. E poi aggiunge: «Così ha preso forma il personaggio del mio racconto».

Un detenuto con le spalle al muro, con quel futuro che lo attende: fine pena mai. E il senso di colpa che lo divora, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. È questo il personaggio che Chiara Del Nero racconta con uno scavo psicologico e un'asciuttezza e determinazione nello stile che rispecchiano il carattere dell'ergastolano. E il finale del racconto fa capire quanto Chiara abbia saputo mixare psicologia e narrativa con equilibrio e sostanza lasciando, in chi legge, un senso di vertigine.

Basterebbe questo per farsi prendere dalla curiosità di leggere il racconto. Ma l'autrice ci mette altro. Il racconto s'intitola "La Pania della Croce", una montagna delle Alpi Apuane che nelle giornate terse possiamo vedere anche noi dalla costa pisana. «Ricordo quel giorno - dice Chiara con un sorriso - quando dissi a mio padre che da grande volevo fare l'alpinista e lui, appassionato di mare, ci rimase un po' male». Chiara è un’atlteta (corre i durissimi 400 metri) ed è anche un'escursionista che fa arrampicata. Ha partecipato al John Muir Trail, in California, un trekking di 350 chilometri dove si arriva fino a 4.400 metri d'altezza. «Per due anni consecutivi mi sono preparata psicologicamente e fisicamente a questa prova durissima».

E perché la Pania della Croce, domandiamo? «Perché quando mi sento persa guardo alla Pania, a quella montagna. Nell'andare in alto, nello scalare le vette sento la ricerca della profondità. Anche per questo ho scelto gli studi di psicologia, per conoscere me stessa e gli altri, mi ha sempre affascinato il motivo per cui la stesa realtà viene vista dalle persone in modo diverso».

Giovanni Parlato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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