Il Tirreno

Pisa

Imu da cambiare: troppe ingiustizie

di Francesco Loi
Imu da cambiare: troppe ingiustizie

In un “Libro bianco” tre esperti pisani propongono anche di non tassare la prima casa quando è l’unica posseduta

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PISA. Due appartamenti uguali, uno in via di Pratale e l’altro in via San Francesco. Ma con importo Imu diverso, e di tanto. L’imposta sulla casa sparge iniquità anche a poche centinaia di metri di distanza. Non c’è bisogno di scomodare la scala nazionale. L’avvio sperimentale dell’Imu dal 2012 ha colpito pesantemente le tasche dei cittadini. Non tutti però sono stati chiamati a pagare in base alla reale ricchezza posseduta. Il nuovo libro degli esperti di finanza locale (tutti pisani ) Cesare Cava, Annalisa Antonini e Silvia Fossati - dal titolo “Imu: più equità e progressività” - vuole denunciare le ingiustizie dell’attuale imposta avanzando vari suggerimenti, a parità di gettito, per ridurre le disuguaglianze fiscali e sociali. Un esempio: togliere l’Imu sulla prima casa (se non di lusso). Ma non a tutti, solo a coloro che hanno un’unica abitazione.

Decidono i Comuni. Il libro è stato presentato nei giorni scorsi a Palazzo Vecchio, a Firenze, da Legautonomie Toscana ai sindaci e agli amministratori dei Comuni italiani e stampato in circa 2.000 copie. Gli autori con esempi pratici e statistiche vogliono dimostrare che «i ritardi e le iniquità di un catasto vecchio e superato generano una tassazione Imu che accentua le disuguaglianze, colpendo più pesantemente le fasce deboli. Da questo anno l’Imu passa in mano ai Comuni, che entro il 30 giugno devono approvare i bilanci preventivi, indicando aliquote e regolamenti dei tributi locali. «L’obiettivo fissato - specifica Cava - deve essere quello di superare molte delle iniquità fissate dallo Stato lo scorso anno». Le rendite catastali, su cui si pagano le tasse sugli immobili, «sono appiattite su valori medi che favoriscono la grande proprietà immobiliare e gli immobili di lusso che spesso risultano case popolari o case di campagna», spiegano gli autori della pubblicazione. In Italia, sul totale di circa 33 milioni di abitazioni, le ville risultano addirittura meno di 35mila, con una media impossibile di circa 4 ville per ogni comune.

L’esempio. L’Imu, secondo gli autori, colpisce «proporzionalmente di più chi ha meno, anche a fronte di scelte spesso di buon senso degli amministratori locali, a causa di scelte centralistiche prive di senso logico e incomprensibili ritardi nella riforma del catasto». E qui si arriva al caso pisano che si trova nel libro: due abitazioni (principali) entrambe di 90 mq, una in via San Francesco e una in via di Pratale. Stranamente, la casa che vale commercialmente meno (quella in via di Pratale) ha una categoria e una rendita catastale superiore e paga una Imu di quasi sei volte più alta rispetto all’altra. Morale: le case più ricche delle zone centrali e prestigiose, accatastate da anni e mai aggiornate, pagano meno Imu delle abitazioni di periferia, più recenti e di minore valore.

Marina di Pisa più del Forte. Le iniquità catastali non riguardano solo centri storici e periferie, ma anche le differenze tra comuni diversi. «Paradossale - aggiunge Cava - che una stessa abitazione di 4,5 vani abbia valori catastali, su cui si calcola l’Imu, profondamente diversi, con una casa a Marina di Pisa che è soggetta ad un’imposta più alta che a Forte dei Marmi». In effetti, a parità di aliquota Imu a Marina di Pisa si paga un’imposta superiore a zone con valori immobiliari molto superiori come Forte dei Marmi, Castiglione della Pescaia, Porto Cervo, Ischia, Taormina.

Proposte. La soluzione indicata dagli autori del libro agli amministratori locali è di esentare da Imu la prima (se unica) casa, agevolando quindi coloro che sono proprietari della sola abitazione, con relativa pertinenza, destinata alla sopravvivenza e non alla rendita immobiliare. Secondo dati della Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza complessiva, con trend in crescita. Mentre il 50% delle famiglie più povere possiede il 9,4% della ricchezza totale, con trend in discesa. «La forbice si allarga - commenta Cava - e questa concentrazione della ricchezza immobiliare in poche famiglie impone la necessità di prevedere una Imu progressiva, così come sollecitato peraltro dall’Unione Europea». La proposta è quindi quella di «una tassazione attraverso non un’aliquota fissa uguale per tutti, ma con aliquote diversificate e crescenti in base alla capacità contributiva e alla ricchezza immobiliare accumulata (principio di progressività fissato dall’art. 53 della Costituzione)».

Immobili fantasma. Cava, Antonini e Fossati evidenziano anche le casistiche di elusione ed evasione fiscale da contrastare per un fisco locale più semplice e più equo. Dal caso dei coniugi con residenza separata in comuni diversi agli “immobili fantasma”, dai finti immobili rurali divenuti ville di campagna agli immobili ultra-popolari trasformati in abitazioni di lusso e non aggiornati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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