Sicurezza
Ecco i tre uomini record delle donazioni di sangue
A loro andrà un riconoscimento speciale nell’appuntamento odierno al Centro S. Michele degli Scalzi. Locci ne ha all’attivo 184, Niccolai 177, Bismuto 167
PISA. Oggi al Centro espositivo di San Michele degli Scalzi sul viale delle Piagge, si celebra la 42ª assemblea dell’Avis comunale e verranno premiati tre super donatori: Giorgio Locci con 184 donazioni, Fabrizio Niccolai con 177 e Alfredo Bismuto con 167. Sono cifre record di straordinario altruismo, totalizzate negli anni da questi tre benemeriti dell’Avis. Tutti hanno iniziato da giovani «quando il sangue si raccoglieva nei flaconi di vetro e quando per donare il plasma erano necessari due prelievi nelle due braccia». Locci ha 63 anni, ha iniziato a donare quando ne aveva 21 anni. «A quei tempi la maggiore età si raggiungeva coi 21 anni. La sede dell’Avis era in Largo Menotti ed era presieduta da Manrico Mazzoni». Il modo di avvicinarsi alla donazione e all’Avis è cambiato negli ultimi decenni. «E’ verissimo – dice Locci – pensate che si donava in quella che noi chiamavamo la gabbia; una stanza di vetro con un lettino. L’ambiente non era certo dei più invitanti e tutto il sangue veniva conservato in vetro e non in plastica». Locci iniziò come fecero in tanti e cioè con una richiesta di un’amica che doveva operarsi. «Oggi è bene che tutti passino da un’associazione – dice il recordman delle donazioni – e se posso lanciare un messaggio ai giovani, dico loro che la donazione è solo il momento conclusivo di uno stile di vita che premia noi stessi e chi, il nostro sangue lo riceve». Bismuto (167 donazioni all’attivo) lavora alla Questura. «Ho iniziato a 20 anni e donare oggi è molto più facile perché la donazione di sangue richiede pochissimi minuti mentre per quella del plasma non sono più necessari due aghi nelle due braccia, grazie ai nuovi macchinari». E osserva come negli ambienti di lavoro manchi ancora una certa sensibilità alle donazioni. «L’importanza delle donazioni, Bismuto la sintetizza così: «Cisanello è all’avanguardia per i trapianti di fegato ma nessuno pensa mai che per ogni singolo intervento, ci vogliono minimo dieci sacche di plasma. Fate voi i conti». Bismuto ricorda anche che all’inizio si donava il sangue e il lavoratore non usufruiva di permessi dal lavoro. «Oggi, almeno per gli statali è diverso e quindi è ancora più facile donare». Eppure «alcune persone purtroppo hanno un blocco mentale dovuto alla paura», dice Niccolai (177 donazioni). «Paura del tutto immotivata così come è illogico il discorso che mi sento ripetere da alcuni, secondo cui se io dono il sangue poi non ce l’ho più per me». Niccolai, 55enne, venne avviato alla donazione grazie a un presidio di suoi amici dell’Avis nello stabilimento dove lavorava.
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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