Il Tirreno

Pisa

Una nuova identità per Porta Fiorentina

di Francesco Loi e Danilo Renzullo
Una nuova identità per Porta Fiorentina

«Il vecchio Portone non esiste più», dicono gli abitanti storici. Le idee per il rilancio: un asse culturale e il mercato biologico

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PISA. Ci sarebbe un bel lungarno. Ci sarebbe una strada con un po’ meno traffico di un tempo (ma con tanti pullman). Ci sarebbe il centro storico a due passi. Troppi condizionali per la Porta Fiorentina di oggi, che per gli anziani resta ancora il Portone. Il quartiere che è stato dei mercati e della prima stazione ferroviaria, la Leopolda, cerca di capire cosa è diventato. E soprattutto cosa potrà diventare. «Ma il vecchio quartiere non esiste più», ammonisce, senza nascondere il rimpianto, Stefano Sodi, professore di storia e filosofia al liceo Galilei, e presidente del centro culturale “Il Portone”, oltre che autore di vari scritti sulla zona. «Quando nel 1977 abbiamo fondato l’associazione con l’obiettivo di valorizzare questa parte di città, il quartiere aveva ancora una sua fisionomia: i negozi storici, le caratteristiche corti, i personaggi che ci vivevano da prima della guerra. Pian piano tutto questo è venuto meno a seguito della fuga delle famiglie. Tanti negozi hanno chiuso perché non c’era più mercato e soprattutto quel tessuto umano su cui potevano contare».

«Organizzavamo feste insieme a residenti e commercianti - racconta ancora Sodi -. Tante iniziative sono finite perché mancava la popolazione che sentiva “suo” il quartiere». La zona più vicina a piazza Guerrazzi è un altro elemento debole, risentendo «del “clima stazione” e quindi anche del forte degrado che, nonostante tutti gli sforzi fatti, continua ad esserci». L’unica novità, sottolinea Sodi, «è stata la Stazione Leopolda che però, e forse giustamente, è un luogo che si rivolge più alla città che al singolo quartiere».

Via Cattaneo, che attraversa Porta Fiorentina dall’inizio alla fine, è la strada in cui si trovava l’intera filiera commerciale della vita quotidiana. Solo pochi negozi, ora, ricordano quel tempo. Cambiano le generazioni e poi c’è la crisi che ha picchiato duro. Riflessioni in corso per ripensare Porta Fiorentina, ma anche La Cella che spinge la città verso Sant’Ermete e che, con il suo nucleo di case popolari, fa mantenere all’intera zona un carattere di pisanità sempre meno scontato.

«E’ necessario ridare un volto al quartiere», sintetizza Luigi Puccini, presidente del Ctp 4. Sul come sarebbe interessante aprire un dibattito. Un’istantanea della nuova Porta Fiorentina: sempre meno residenziale, più dormitorio e area di transito. Per tanti servizi rivolgersi altrove. E’ in aumento la presenza di studenti universitari. In via Cattaneo e dintorni i palazzi hanno la loro età: ben si prestano all’affitto agli universitari, con prezzi più contenuti rispetto ad altre zone. E poi i luoghi dell’ateneo sono ancora più vicini dopo che l’Università ha spostato tanti corsi al nuovo centro delle Piagge. Basta passare il ponte della Vittoria e, in poche centinaia di metri, si arriva al grande polo di via Matteucci.

Il quartiere è cambiato e cambierà ancora. L’ex ristorante La Draga, in piazza Don Minzoni, all’inizio del lungarno, è stato abbattuto e al suo posto sono stati costruiti una ventina di alloggi di pregio: il cantiere è quasi finito, i nuovi residenti di Porta Fiorentina arriveranno. E chiederanno servizi, forse la possibilità di socializzare. «Se valorizzato, il lungarno Guadalongo può diventare una bellissima zona di passeggio come le dirimpettaie Piagge», dice Puccini gettando lo sguardo oltre l’Arno. Oggi, alle spalle delle case, il Guadalongo resta un po’ nascosto: ideale, se così si vuol dire, per spaccio e piccola criminalità.

Proposte e suggerimenti sono ben accetti. Puccini rilancia una vecchia idea: un asse di cultura popolare che partendo da via San Martino si snodi per Porta Fiorentina. Punto di avvio il cineclub Arsenale di vicolo Scaramucci e approdo al confine con Putignano. Ma con in mezzo, altro segno dei tempi, i problemi del Teatro Il Canovaccio.

«Sono convinto - dice Puccini - che dal centro cittadino si possa diramare un asse laterale a quello stazione-Corso Italia-Duomo che partendo da via San Martino si diriga su via Cattaneo centrato sulla cultura popolare. Lungo questo asse si trovano infatti associazioni, il teatro da rilanciare, la chiesa, la piccola e bella cappella di San Bernardino. Un quartiere che ha trascorsi storici proletari e anarchici assai interessanti e di cui rimangono diverse tracce che potrebbero essere valorizzate». Spazio anche per un’altra proposta per far rispolverare il senso di quartiere: «Spostiamo il mercato biologico, quello di piazza della Berlina, anche da queste parti: penso allo stesso cortile della Leopolda, ma anche alla zona delle case popolari de La Cella».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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