La manifestazione
Pisa scavalca Firenze Il primato arriva calando
Con 48.801 iscritti è l’università più numerosa della regione. Ne perde il 4,4% però supera la “rivale” scesa del 7,2%. Il rettore Augello: «Ma non è una gara»
PISA. L’Università di Pisa è l’ateneo più numeroso della Toscana e batte per poco meno di mille iscritti quello di Firenze: 48.801 a 47.865 nell’anno accademico 2012/13. Il sorpasso è avvenuto per la prima volta nella storia plurisecolare dei due istituti, ma il primato è stato ottenuto in retromarcia, poiché rispetto all’anno precedente Pisa ha perso solo 2.256 studenti; mentre Firenze 3.742 che così si è ritrovata sotto, quando partiva da un vantaggio di 550 immatricolati. Entrambe, quindi, nel 2011/13 superavano i 51mila studenti e il calo si inserisce in quella “fuga” di 58mila iscrizioni nazionali registrato nel decennio, che grande risalto ha avuto a fine gennaio (anche se in realtà il numero di laureati non è cambiato di molto). Il rettore Massimo Augello nel commentare il risultato tiene a una premessa: «Non l’abbiamo mai considerata una gara a chi aveva più iscritti e riteniamo l’ateneo di Firenze un istituto con cui collaboriamo, non quello contro cui dovevamo investire per rimontare i 550 studenti in meno». Detto ciò, resta il fatto che si tratti di un «risultato lusinghiero perché la nostra cittadina di provincia» per dimensioni non è paragonabile alla città metropolitana che è il capoluogo di regione. Augello si riserva di analizzare i dati dipartimento per dipartimento: all’inizio della prossima settimana i suoi uffici sforneranno i numeri disaggregati e preferisce aspettare quelli, per non rischiare «un’analisi azzardata». Ma si sente di dire che sono due i fattori vincenti grazie ai quali si è arrivati a questo risultato: quello interno riguarda «la politica di attenzione ai servizi e la qualità della didattica, che mi sembra abbiano premiato»; in pratica l’assistenza agli studenti (i nuovi poli didattici ne sono l’esempio più concreto) e il valore del nome “Pisa” scritto sulla laurea, che si può spendere bene quando si cerca un lavoro. Poi ci sono i fattori per i quali «do il merito ad altri: nella nostra città si vive bene» e questo è importante per chi sceglie di studiare fuori sede. Il rettore, infatti, attribuisce anche a questa caratteristica il fatto che «Pisa sia prima per mobilità dei siciliani», cioè che la comunità proveniente da quella regione è la più numerosa rispetto a quelle analoghe insediate in altre sedi accademiche d’Italia. Allora sarebbe interessante scorporare dal numero complessivo degli iscritti, solo gli studenti che provengono da altre province, per capire quanto sia attraente un’università. Operazione al momento difficile, se non impossibile, perché dai dati del ministero non si evince questa distinzione che andrebbe chiesa ai singoli atenei. Il rettore non si lascia trasportare dalle «questioni di campanile che non mi appassionano», anzi spezza persino una lancia a favore di Siena che crolla da 18 a 15mila iscritti: «Non deve impressionare quel -16% poiché l’anno scorso la città del Palio aveva un +20; meglio non inseguire le dinamiche annuali». E prova a riportare il discorso su un terreno più concreto: «Mi interessa di più riportare che il ranking internazionali stilati da Shanghai, Pisa è la prima tra le università italiane». Intanto anche Alberto Tesi, rettore di Firenze, rilascia un primo commento: «Bisognerebbe fare un’analisi quando i dati saranno definitivi; penso che arriveranno a luglio. L’importante è che coloro che scelgono un’università per costruirsi un futuro poi abbiano una formazione adeguata, che permetta loro di avere opportunità di lavoro».
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