Sicurezza
Pdl diviso sui candidati Prevale il no a Petrucci
Si ribaltano i rapporti di forza, finisce in minoranza Silvestri che sosteneva l’appoggio alla lista civica. Cappelli: dobbiamo essere alternativi a Pd e 5 Stelle
PISA. Il Pdl provinciale si spacca sulle elezioni comunali di Pisa: il vice coordinatore provinciale Giacomo Cappelli abbandona la numero uno Silvia Silvestri, seguito da altri pezzi della “vecchia” maggioranza interna. E il motivo del litigio è l’appoggio di quest’ultima al candidato sindaco Diego Petrucci, che ha fondato una lista civica esterna. Accade tutto giovedì sera in una saletta adiacente al ristorante “l’Ippodromo” nella tenuta di San Rossore: lì è convocata l’assemblea provinciale del Pdl per l’analisi del voto che segue ogni consultazione elettorale.
Ma Cappelli e altri 17 firmatari (tra cui il ticket uscito sconfitto all’ultimo congresso provinciale, Giovanni Garzella e Raffaella Bonsangue) presentano un documento che bacchetta le dichiarazioni rese da Silvestri alla stampa: «Senza consultare il coordinamento provinciale ha espresso l’appoggio del partito a Petrucci, che si era smarcato pesantemente da questa appartenenza con dichiarazioni critiche nei confronti del presidente Berlusconi». Dei 18 firmatari, in realtà 16 sono gli aventi diritto di voto nel coordinamento provinciale, cioè due in meno della maggioranza assoluta, visto che i membri che possono votare sono 34. Ed è proprio sul filo dei numeri che si gioca la partita. Silvestri fa notare che «l’ordine del giorno non prevede di mettere al voto questo documento: l’argomento è troppo delicato e richiede una riunione a parte»; e lascia l’aula con un gruppo di fedelissimi. A quel punto il numero legale manca, ma i sedici superstiti all’unanimità decidono di votare un verbale in cui si racconta l’accaduto «ritenendo che lo statuto non disciplini questa situazione»: pertanto l’assemblea «rimette la regolarità di quanto soprascritto a una valutazione degli organi superiori, trasmettendo il seguente documento al coordinamento regionale». Se esiste una nuova maggioranza si potrà vedere nella prossima riunione formale; intanto Silvestri difende la scelta di uscire: il documento «preparato in precedenza» sarebbe un blitz di chi è abituato a «vecchi metodi che la gente non condivide più». E attacca: «La forza dirigente appare inadeguata se vive appesa al livello regionale. Non è più tempo di investiture dall’alto, ma si deve far decidere il popolo; nel caso, anche con le primarie». Insomma, se il sindaco Filippeschi «è in minoranza – con il 42,9% che si ritrova dopo le politiche – non gli si deve offrire un accordicchio andandolo a salvare noi». Questa è la sua lettura, nonostante il documento mai votato esprima «la necessità di elaborare un progetto di governo locale che si contrapponga sia al sistema di potere del Pd, che alla visione “antagonista” del Movimento 5 stelle».
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