Il dolore
Fatima, Monica e le altre sopravvissute
Storie di orrore e di abusi con donne in fuga da mariti e padri brutali che si sono rivolte al Centro antiviolenza
PISA. C' è il fidanzato che non si rassegna e, dopo anni o mesi di abusi e violenze, prende l'auto e passa a tutti i varchi della zona pedonale facendo arrivare a casa della ex una valanga di multe: per dimostrare che la ragazza non c'entrava, che si trattava di un "dispetto" e che lei non poteva pagare tremila euro per violazioni non sue, c'è voluto del bello e del buono.
C'è il padre-padrone che, dopo anni di torture fisiche e psicologiche di ogni genere, firma l'ultimo affronto alla ribellione all'incesto rigando l'auto della figlia in fuga. C'è il marito che non concede neanche una telefonata alla moglie, placcata a vista, che lancia il suo sos quando può, di nascosto, dal lavoro, prima che lui vada a prenderla, unico momento in cui può sottrarsi al controllo schiacciante, corpo a corpo.
Sono storie di stalking, di anni di violenze ed abusi fra le pareti di casa, spesso il vero centro dell'orrore, storie di chi è convinta di valere così poco da non avere la forza di ribellarsi e dire basta. Sono piccole storie di donne qualunque.
Maria oggi ha trent'anni, un lavoro ed una nuova vita, ma solo da poco è riuscita a tener lontano da sé e dai suoi, la madre e i fratelli, un padre che rivendicava la sua proprietà in ogni modo e seviziava psicologicamente e fisicamente quella figlia che pure era l'unico sostentamento del nucleo familiare, violentata e bastonata per anni.
Laura si fidava del maestro di musica, come si fidavano i suoi compagni. Ha 14 anni e l'orrore si è consumato qualche mese fa, quando lui le ha portato via tutti i suoi sogni. Ma la forza di questa piccola donna ha dato il coraggio a tutti gli altri bambini di dire la verità e di raccontare cosa faceva, anche a loro, il maestro: dalle battute spinte alle chiare allusioni sessuali, dai palpeggiamenti alle attese all'uscita dalla lezione per tentare approcci di quelli che potevano tramutarsi in veri e propri stupri, come è accaduto a Laura.
Fatima è africana e racconta la storia più brutta. Ha 14 anni anche lei, quando della "brava gente" si presenta dai suoi genitori promettendo aiuto e dicendo che le avrebbe trovato un lavoro in Germania, come colf in una famiglia.
Di fatto viene portata in un appartamento e violentata per quindici giorni da tre persone che le levano ogni voglia di vivere e ogni velleità di fuga. Il marciapiede su cui viene sbattuta poco dopo appare quasi una liberazione rispetto al resto. È costretta a prostituirsi a Berlino e poi a Parigi. Prova a fuggire ma viene ripresa e massacrata di botte: le spengono le cicche addosso, le tagliano la pelle con un coltello. «Riprova scappare a sterminiamo la tua famiglia» è la risposta. E loro sanno dove sta la sua famiglia. Approdata in Italia riesce in maniera rocambolesca a contattare il Centro antiviolenza di Pisa e a mettersi finalmente in salvo. Oggi ha poco più di vent'anni e deve combattere con il dolore dei fantasmi di un passato troppo crudele per credere che sia davvero accaduto. Lavora e si cura con l'aiuto di una psicologa.
Monica adesso vive in una località protetta con la madre e la figlia, finalmente lontana dal marito padrone che la mandava a lavorare - lui un lavoro non ce l'aveva - e la controllava ogni minuto, a vista. L'accompagnava in ufficio, l'andava a prendere, non le permetteva di chiudersi neanche in bagno, di fare una telefonata, di decidere cosa cucinare. Eppure Monica ha studiato, ha una laurea e nonostante il terrore in cui vive, alla fine, un giorno, dalla sua scrivania, trova la forza di chiamare la Casa della donna e di chiedere aiuto, per sé e per il suo piccolo mondo.
Sembra un film già visto, situazioni fotocopia di mille altre di cui abbiamo sentito parlare, che abbiamo letto sui giornali, visto in tv, con tutt'altri epiloghi però, su scenari tragici, quelli delle classiche morti annunciate di chi vuol ribellarsi ad abusi e violenze.
Queste ragazze e mamme ce l'hanno fatta, sono uscite dall'orrore e dal dolore ed oggi cercano di riconquistare la serenità. Il loro biglietto di viaggio verso la libertà, qui a Pisa, si chiama Casa della donna, si chiama Dim, Donne in movimento, si chiama Dire, Donne in rete contro la violenza. Se avete bisogno di aiuto fate questo numero: 050 561628. Troverete qualcuna pronta a darvi una mano.
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