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Pisa

Misericordia, appello per salvare i posti

Misericordia, appello per salvare i posti

Il personale chiede il coinvolgimento di Regione, Provincia e Comune. «Il debito non è per i salari»

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PISA. Un tavolo finalizzato a trovare soluzioni concrete per i lavoratori e le lavoratrici della Misericordia.

È la richiesta che arriva dal personale in una lettera aperta a Regione, Provincia e Comune per fare pressioni sui vertici della Confraternita «affinché siano operate scelte di rilancio improntate non alla dismissione dei servizi, una ricetta che avrà ripercussioni negative non solo sulle famiglie del personale ma sui servizi sanitari e sociali nei quali Misericordia da anni è attiva».

Secondo i dipendenti «la crisi della Misericordia non ha smosso le istituzioni locali che forse hanno sottovalutato la gravità del problema».

Per il personale le cause della crisi sono da ricercare nel debito contratto con le banche, da un indebitamento cresciuto nel tempo per operazioni immobiliari (l'acquisto di una sede tanto grande quanto inutilizzata) alquanto discutibili.

«La crisi debitoria della Misericordia non è causata dal numero dei dipendenti, del resto non siamo stati noi a decidere la costruzione di una sede a tre piani, non siamo certo noi ad avere deliberato spese e mutui che hanno dilapidato il cospicuo patrimonio della Confraternita – proseguono i lavoratori e le lavoratrici –. Né l'Arcivescovado, né la Misericordia Toscana hanno voluto individuare cause e responsabili di questa situazione, tutti hanno scelto di attribuire alla spesa del personale la prima e unica ragione della crisi».

Per far fronte alla situazione debitoria, personale e sindacati hanno sottoscritto i contratti di solidarietà per il 33% dell'orario settimanale, contratti in scadenza a giugno. Il timore è che se non viene accettata la estensione dei contratti al 50% dell'orario settimanale scattino i licenziamenti.

Il progetto di tagli degli organici non è nuovo. Commissionato nell'autunno 2011 allo Studio Falorni , prevedeva tagli di quasi la metà del personale.

«In questi mesi abbiamo chiesto, invano, un piano di rilancio della Misericordia, l'affitto di parte della sede (inutilizzata), la messa in funzione di strumenti di diagnostica, l'affitto a privati degli ambulatori, l'utilizzo dei volontari e di parte del personale per campi solari estivi, tutte proposte realizzabili con poco sforzo e un concreto ritorno economico – aggiungono i dipendenti – . La Misericordia sta dismettendo i servizi nonostante che la Società della salute abbia deciso di confermare le stesse modalità di gestione del trasporto sociale, non si capisce la ragione per la quale sia nel trasporto sociale che in quello Sanitario (che portano introiti) la politica della Misericordia sia quella della dismissione. La richiesta, meglio sarebbe parlare di ricatto, di estendere i contratti di solidarietà, se accettata avrà ripercussioni negative sui nostri salari che già oggi sono ai minimi termini».

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