Il Tirreno

Pisa

Il fotografo del mare ora è un artista

di Giovanni Parlato
Il fotografo del mare ora è un artista

La storia di Puccinelli: in Australia con i grandi maestri, poi in Portogallo. I suoi scatti all’oceano fanno il giro del mondo

5 MINUTI DI LETTURA





PISA. Alessandro Puccinelli è un fotografo di 43 anni con una grande passione per il mare e - quella, mai persa - per il surf. Si divide fra Pisa, dove svolge la professione di fotografo commerciale, e il Portogallo dove cura la sua vena artistica legata alla fotografia. I suoi scatti alle onde dell'oceano stanno facendo il giro del mondo, si sta affermando nella élite dei fotografi che trasformano una fotografia in un'immagine artistica tanto che i suoi lavori hanno un forte legame con la pittura romantica e, in particolare, con le opere di Turner.

La scelta dell’Australia. Ripercorrere le tappe più importanti della carriera di Alessandro Puccinelli è un po' come andare sulle montagne russe, perché il fotografo pisano è un autodidatta che da ragazzino si è fatto i muscoli e il carattere su una tavola da surf. Poi, la passione per la fotografia prende il sopravvento e Puccinelli cosa fa? «Mi sono trasferito in Australia - risponde il fotografo - dove ho lavorato come assistente per alcuni fotografi commerciali di alto livello. I miei maestri sono stati appunto dei fotografi australiani per cui ho lavorato, in particolare Peter Mylonas ed Erik Williamson. Oggi però le mie fotografie sono completamente diverse dalle loro, infatti mi hanno sempre spronato sin dall'inizio a cercare la mia strada, il mio modo di vedere e fotografare, in pratica, il mio stile. Ma ho ancora molto da lavorare».

Il ritorno a Pisa. Dopo l'esperienza australiana, Puccinelli torna in Italia. «Lavoro da vari anni su Pisa e continuo a farlo anche oggi, lavorando con aziende della provincia e fuori provincia. Qui continuo il mio lavoro di fotografo commerciale, che però negli ultimi due anni è calato drasticamente, un po' per questa crisi, un po' perché, con tanti fotografi improvvisati, è sempre più difficile far capire ad un cliente il valore del tuo lavoro. Soprattutto da queste parti, lavorando con aziende medio piccole, il problema si fa sentire».

Come reagisce alla crisi. Ed ecco che Puccinelli, a questo punto, imprime una svolta nella sua vita professionale. È il suo modo di fronteggiare la crisi che risulta interessante. Non è l'atteggiamento di chi aspetta che la buriana finisca, ma il fotografo pisano riesce a rovesciare la situazione facendo di un punto debole il suo punto di forza. «Avendo meno lavori e più tempo libero a disposizione, ho deciso di investire sulla fotografia di ricerca personale, il che vuol dire in termini pratici che, invece che restare qui con le mani in mano ho deciso di dedicare più tempo ai miei progetti convinto che fosse un buon modo per uscire da questa situazione stagnante. Diciamo che questa recente crisi economica mi ha spronato a spingermi più avanti da un punto di vista professionale».

Portogallo, nuova frontiera. Puccinelli, pertanto, decide di trasferirsi in Portogallo dove al momento trascorre dai 4 ai 6 mesi l'anno. Qui, coltiva i suoi progetti di ricerca, ma riesce a crearsi clienti portoghesi per cui lavora. «Il Portogallo dista tre ore di volo - racconta Puccinelli - e se mi arriva una telefonata per un lavoro importante in Toscana prendo un volo e vengo».

L’oceano. A parte la vicinanza, chiediamo se ci sono altri motivi alla base della scelta del Portogallo. «Il motivo principale è la presenza dell'oceano e la qualità delle spiagge portoghesi. Per i miei lavori ho bisogno di contatto con un mare burrascoso, l'Atlantico e la costa portoghese sono ideali per tutto ciò, certo poteva essere anche l'Irlanda o il nord della Scozia, ma il Portogallo ha un clima decisamente mite, anche rispetto all'Italia».

A bordo del camper. Puccinelli trascorre le giornate su un camper con cui si sposta da una costa all'altra, lungo le spiagge del sud. «Questo mi permette di stare a strettissimo contatto con l'oceano e di sfruttare al massimo le giornate». Chiediamo qual è la sua giornata di lavoro portoghese. «Molto dipende dalle condizioni meteo/mare e dalla marea. In linea di massima è così: cerco di sfruttare al massimo le ore di sole, soprattutto in inverno che è il periodo migliore per fotografare l'oceano, quindi sveglia presto e un controllo alle condizioni atmosferiche. Se il mare è in burrasca, passo l'intera giornata di fronte al mare, magari spostandomi in due o tre posti diversi a seconda delle maree, se invece è abbastanza calmo (calmo non è mai, quando dico abbastanza sono minimo onde di un metro) e magari c'è il sole, vado in acqua a fare qualche foto con la custodia subacquea per un nuovo progetto ancora in fase sperimentale. Nel pomeriggio, torno in acqua ma per divertirmi, vado a fare surf».

Tutto nacque col surf. Domandiamo a Puccinelli come è nata questa sua passione per la fotografia del mare. «L'idea di concentrare i miei sforzi su un unico soggetto, il mare, nasce principalmente dalla passione per il surf. È stato il surf che mi ha fatto avvicinare al mare, ho iniziato a fare surf circa 30 anni fa, eravamo un gruppetto di una decina di ragazzi su Pisa, da allora il surf è entrato a far parte della mia vita quotidiana e di riflesso anche il mare. Qualche anno fa, quando ho deciso di dedicare maggiori sforzi alla fotografia di ricerca personale, è stato naturale congiungere le due cose, amore per il mare e passione per la fotografia».

Mare e libertà. Il mare è anche ricco di simboli… «Associare il mare con il concetto di libertà credo sia naturale e spontaneo - prosegue Puccinelli _ , penso sia così un po' per tutti, e lo è anche per me. Quando guardo il mare, ci vedo semplicità, eleganza, forza e libertà, virtù che vorrei mi accompagnassero lungo il mio cammino, ma che purtroppo, spesso smarrisco».

Infine, c’è anche l’aspetto ambientale. «Ho iniziato un progetto che pone l'attenzione sul problema della plastica in mare e sulle spiagge. È un lavoro di still lifes che per assurdo idealizza gli oggetti di plastica consumati dalle onde. Idealizzando questi oggetti, consumati dalle mareggiate ma ancora in parte integri, pongo l'attenzione sul fatto che da soli non si dissolveranno, anzi più si frantumeranno e più saranno pericolosi per l'ecosistema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

GUARDA LA FOTOGALLERY

SUL NOSTRO SITO

WWW.ILTIRRENO.IT

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa