Attenzione
Misericordia, protesta sotto la Torre
Il corteo dei lavoratori arriva fino in piazza dell’arcivescovado, ma salta l’incontro con monsignor Benotto
PISA. «Non c’è traccia di Misericordia». «E i nostri mutui chi li paga? L’arcivescovo?». Con questi slogan ieri mattina hanno protestato, per l’ormai annosa situazione che si è registrata da quasi due anni alla Misericordia, i dipendenti dell’antica confraternita pisana. Prima un sit-in in piazza Santa Caterina, davanti allo studio di monsignor Giovanni Paolo Benotto, e poi in Piazza dei Miracoli, sotto la Torre e davanti all’arcivescovado. Con loro i licenziati della Irisbus di Avellino, in giro per l’Italia a far conoscere un’analoga storia di crisi, la loro, un film troppe volte già visto in un momento critico più che mai per il mondo del lavoro.
I dipendenti della Misericordia pisana, che in sette secoli di storia non aveva mai visto una manifestazione e un corteo, ieri hanno chiesto, inutilmente, un incontro all'arcivescovo, poi hanno iniziato a sfilare con slogan e striscioni fino in Piazza dei Miracoli per far sentire alla città il peso della crisi generale e quello personale della loro istituzione: una crisi che rischia di schiacciarli e di portare ad una considerevole perdita di posti di lavoro. Con i dipendenti, 67 persone in ansia da mesi per la loro posizione, c’erano Federico Giusti dei Cobas, Moreno Giannessi della Uil funzione pubblica e Michele Orsi della Cgil fp, sindacalisti che fin dall’inizio hanno seguito questa travagliata battaglia.
«Si è parlato finora di contratti di solidarietà da 36 a 24 ore, ma nell’ultima riunione con i vertici della confraternita - spiega un dipendente, Giuseppe De Salve - si è addirittura proposto di scendere a 18. Sembra di capire, anche se ufficialmente si dice che non si licenzierà nessuno, che l’alternativa sarebbe il taglio di 35 posti. Noi abbiamo risposto con forza no. E non è tutto. Per i contratti di solidarietà, che riguardano per ora solo alcuni amministrativi, ma di fatto proposti nell’ottica per tutti, si è siglato l’accordo a giugno, ma la richiesta è partita solo ad agosto e la definizione della pratica è avvenuta a dicembre. Risultato? Finora i dipendenti interessati non hanno visto un soldo della prevista integrazione. Si può andare avanti così?». Di fatto una delle ultime decisioni vedeva i contratti di solidarietà per tutti a 24 ore al 33%, ora è arrivata la proposta delle 18 ore. I sindacati non ci stanno.
«Non siamo d’accordo - dice Orsi - . Pensiamo che occorra mantenere i contratti di solidarietà per un periodo medio-lungo e su questo abbiamo una trattativa aperta. Abbiamo risposto no alle 18 ore e il magistrato (il cda della Misericordia) ne ha preso atto, promettendo di discuterne nel prossimo incontro. Abbiamo attivato un confronto con la Società della salute ( l’incontro è previsto per mercoledì, ma forse slitterà per altri impegni) sulla questione del trasporto sociale, dove si chiede il recupero del personale estromesso, ma abbiano trovato un muro di fronte alle altre associazioni coinvolte. Infine, questa mobilitazione deve servire a carpire l’attenzione della città e noi vogliamo coinvolgere in un tavolo istituzionale Comune, Provincia e Regione». Per quanto già l’Sds sia di fatto un interlocutore regionale. Ma cosa è accaduto sulla perdita del servizio del trasporto sociale e sanitario? Ad esempio, l’azienda ospedaliera avrebbe proposto un’ambulanza in meno, la Misericordia ne ha eliminate tre e questo ha portato alla cancellazione del personale in quei servizi impiegato. La richiesta dei sindacati era di rispalmarlo sul servizio, ma le altre associazioni (Pubbliche assistenze, Cri, Apici) non ne vorrebbero sapere.
«Di fatto - fanno notare i sindacati - a disposizione di questo trasporto c’è più o meno la stessa cifra di prima, quasi un milione, che ha perso solo il contributo di 60mila euro della Provincia. Una equa distribuzione avrebbe accontentato tutti, invece la Misericordia ad una proposta di minimo taglio ne ha offerto uno grandissimo. E l’azienda ha colto la palla al balzo». Perché l’impressione, si aggiunge, «è che si miri ad una gestione interna all’Aoup in futuro di questo servizio».
«Il sindaco e il Comune in tutto questo - conclude Giusti - hanno brillato per un silenzio imbarazzante. Inoltre, da parte della confraternita non si è mai visto concretamente questo piano di ristrutturazione sempre ventilato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
