Sicurezza
Ancora fuoco e paura in via Norvegia
Dati alle fiamme sette scooter e dieci biciclette. Il fumo costringe all’evacuazione del palazzo, una famiglia senza casa
PISA. L'ennesimo incendio e l'ennesima notte di paura nelle case popolari di via Norvegia, nel quartiere di Cisanello. Se due settimane fa, il fuoco aveva distrutto una minicar al numero 13, stavolta qualcuno ha dato fuoco a motorini e biciclette parcheggiati sotto al numero civico 15, in un'area facilmente accessibile. E le fiamme hanno circondato i tubi del gas che hanno resistito al forte calore: in caso contrario, si sarebbe potuta verificare anche un'esplosione. Un motivo in più affinché, dopo questi ripetuti fatti, si corra ai ripari facendo fronte a quella che è diventata un'emergenza.
Le fiamme. Erano le 2.50 della notte fra giovedì e venerdì quando qualcuno ha chiamato il centralino dei vigili del fuoco. Le fiamme avevano invaso il porticato e il fumo si alzava fitto sulla facciata del palazzo e fin dentro il vano scale. Sul posto sono arrivate le pattuglie della polizia e dei vigili urbani. Il primo pensiero è stato quello di evacuare l'edificio. Un'operazione non semplice a causa del fumo all'interno delle scale e della presenza di alcune persone disabili. Ed anche per una ringhiera che Apes aveva fatto installare per evitare che sotto il porticato fossero parcheggiate delle auto. Proprio questa ringhiera (come spieghiamo in questo stesso articolo) ha reso più difficoltosa l'allontanamento dei condomini.
Un bilancio pesante. Alla fine delle operazioni il bilancio è abbastanza pesante. Il fuoco ha distrutto sette scooter e dieci biciclette oltre ad avere messo fuori uso l'appartamento al primo piano abitato da una famiglia nomade composta da cinque adulti e due bambini. Le fiamme hanno danneggiato il solaio al punto che i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile l'alloggio. La famiglia ha trascorso il resto della notte nella vicina sede di via Bargagna della Pubblica Assistenza e ieri mattina ha incontrato le assistenti sociali della Società della Salute: per la famiglia è stata disposta una soluzione d'emergenza (in albergo) fino a metà della prossima settimana, prorogabile in caso di necessità in attesa che l'Ufficio Casa dell'amministrazione comunale completi le procedure per l'assegnazione straordinaria di un altro appartamento Erp dato che quello di via Norvegia avrà bisogno di diverse settimane di lavori per essere rimesso a norma.
Ecco le telecamere. Poiché non è la prima volta che sotto i porticati delle case di via Norvegia si verificano incendi d'origine dolosa l'Apes, su richiesta della polizia municipale, nei prossimi giorni collocherà nella zona anche un impianto di videosorveglianza collegato con le centrali delle forze dell'ordine, in modo da risalire immediatamente all'identità delle persone che, in futuro, dovessero rendersi nuovamente responsabili
La rabbia dei condomini. Ieri mattina siamo andati sul posto e, dopo la grande paura, gli inquilini li trovi ancora là a guardare il muro annerito e le macerie. Il sentimento è uno solo: la rabbia. Verso quella mano ignota e ignobile che ha appiccato il fuoco e che si è portato via ancora una volta la tranquillità di una notte passata invece all'addiaccio, ma che poteva causare una vera tragedia.
Le testimonianze. Claudia Mariani è la prima a parlare: «Mia madre abita qui, è disabile e non è la sola nel palazzo. Abbiamo dovuto aspettare che arrivasse l'ambulanza per poterli spostare quando ormai tutto il palazzo era pieno di fumo». Claudia è infuriata con il piromane: «Se ce l'hanno con qualcuno che abita qui che se la prendano con lui, ma lascino stare tutti noi. Siamo tutte famiglie che lavorano, non possiamo vivere così. Mio figlio ha perso il motorino per la seconda volta, non è possibile andare avanti con la paura di non sapere se ci risveglieremo al prossimo incendio».
Tutti vogliono parlare, è grande il bisogno di sfogare la tensione accumulata nella notte. «Sono stato il primo ad accorgersene - spiega Franco Saviozzi - ero sveglio perché tornato da poco da un'uscita con i miei amici e ho sentito un forte odore subito seguito dal fumo e dalle fiamme. Sono uscito di casa e correndo bussavo alle porte per svegliare le persone, per fortuna non ci è scappato il morto. Certo non possiamo continuare così, ormai nessuno viene più a trovarci, né amici né parenti, tutti hanno paura». Anche Paolo Campani era sveglio ma non se n'è accorto subito: «Sono uscito di corsa quando ho sentito i serbatoi dei motorini esplodere. Il problema è che la porta accanto era bloccata da tempo e così abbiamo dovuto tutti fare il giro dall'altra uscita. Poi ci hanno messo anche le ringhiere ad ostacolare il transito».
Le ringhiere. Sono quelle messe dall'Apes per impedire alle macchine di parcheggiare sotto il colonnato, in risposta all'incendio della minicar avvenuto non più di due settimane fa. «Solo che con l'incendio ha fatto saltare la corrente e le ringhiere sono nere. Al buio e con il fuoco alle spalle ci hanno rinchiuso in una trappola. La verità è che dovrebbero darci il permesso di chiudere il colonnato e farci dei garage - spiega Luigi Attanasio, residente nel palazzo da 36 anni - Lo abbiamo chiesto più ma ci dicono sempre che non ci sono soldi».
L'ultima inquilina che sentiamo è Flora Casalini, abita sullo stesso piano dell'appartamento evacuato: «Io lavoro in un'impresa di pulizie, mi devo svegliare presto, a quell'ora dormivo. Per fortuna mi ha svegliato mio figlio. Avevo un solo mezzo per andare a lavoro e adesso è bruciato, non so come fare».
Ascoltato sul caso, Lorenzo Bani, presidente dell'Apes, risponde: «Non è vero che non vogliamo chiudere il colonnato, abbiamo anzi presentato i progetti agli uffici tecnici del Comune che devono prima fare uno studio di fattibilità. Non si può semplicemente tirare su due muri, ci sono delle questioni di sicurezza che vanno valutate. Aspettiamo una risposta al più presto, quindi parleremo con gli inquilini».
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