Sicurezza
Il giudice Trovato «Possono fare altri gravi crimini»
LIVORNO. Hanno origini pisane i fidanzatini "cinici e spietati" come scrive il giudice nell'ordinanza di custodia cautelare, che due ore dopo aver aggredito, incappucciato, picchiato e derubato la...
LIVORNO. Hanno origini pisane i fidanzatini "cinici e spietati" come scrive il giudice nell'ordinanza di custodia cautelare, che due ore dopo aver aggredito, incappucciato, picchiato e derubato la nonna ultraottantenne nella casa dove vivevano ad Antignano, si sono presentati in un "Compro Oro" di piazza del Cisternone a Livorno a rivendere per 270 euro il bottino: una collana d'oro, alla quale era attaccato un medaglione dove gli inquirenti hanno trovato tracce di sangue.
Jessica Cavallini, 21 anni, nipote della vittima, ha una residenza formale in via della Bigattiera a San Piero a Grado dove vive il padre. Ogni tanto trascorre qualche giorno con il genitore, anche se il centro dei suoi interessi resta Livorno dove risiede Andrea Correnti, il fidanzato di 23 anni nato a Pisa dove ancora abita la mamma.
Jessica – secondo la Procura – è bambocciona cattiva, forse addirittura un’assassina. Ha 21 anni, è sovrappeso, ha il piercing al labbro inferiore e capelli colorati. Da un anno vive con nonna e mamma in una casa a due passi dal mare, lungo il viale di Antignano. Per pagarsi i vizi deve contare sui 30 euro a settimana che le dà sua madre, più i 20 che saltuariamente le allunga il padre. Forse è per questo bisogno di soldi che da un paio d’anni ha cominciato a rubare, un pezzo alla volta, l’oro di famiglia.
Lo avrebbe fatto insieme al suo fidanzato Rosalia che tutti, però, conoscono come Andrea perché ha in mente di cambiare sesso e per farlo ha iniziato da due anni una cura ormonale che gli ha fatto già spuntare la barba.
Un pezzo alla volta, avrebbero portato via tutti i gioielli da casa della nonna per poi rivenderli, in particolare, al Compro Oro di via Mondolfi. Tra il 20 dicembre del 2011 e il 3 agosto dell’anno successivo lo avrebbero fatto per tredici volte.
Racconta agli investigatori Daniela Sanzari, titolare del negozio Gold Store di Antignano quando vede la foto della ragazza: «Mi ha impressionato la sua corporatura obesa. Aveva un piercing al labbro inferiore e in alcune occasione alcune ciocche di capelli erano colorate con tonalità accesse. Delle tredici volte che è venuta da noi – prosegue – la metà era accompagnata da un ragazzo che si presentava come il suo fidanzato. Durante la vendita dei monili – aggiunge – mentre l’uomo assisteva senza intervenire, Jessica firmava e ritirava materialmente il denaro contante che incassava dalla vendita dei gioielli».
Chi fosse la mente e chi la vittima del piano criminale, dovranno stabilirlo gli inquirenti e molto probabilmente le perizie che saranno disposte dal tribunale o richieste dagli avvocati difensori.
Da quello che emerge dalle indagini, l’unica certezza è che la sera prima della rapina sfociata in un presunto omicidio i due giovani hanno dormito insieme su un divano letto a casa della nonna con la quale – come ammette la stessa Jessica – «ho avuto qualche litigio, ma per cose futili, dovute alla convivenza». Forse anche perché nonna Maria come ammette la nipote «non era d’accordo che dormissimo insieme perché non sapeva di Andrea».
Per capire chi è Jessica è necessario tornare alle 16 di quel 13 febbraio. I due fidanzati si sono svegliati da poco, «ci siamo alzati alle 15», confermano. È dalle testimonianze dei vicini di casa che emerge il comportamento della nipote durante le violenze. Jessica, quel giorno, indossa para-orecchi grigi, parla al telefono e fuma nel cortile a due passi da casa mentre sua nonna urla nel salotto perché il suo fidanzato Andrea – come spiegano gli investigatori – la sta picchiando per rapinarla della collana che porta al collo. La ventunenne non avrebbe perso la calma nemmeno quando Federico Geri, suo vicino di casa, le dice che sua nonna sta chiedendo aiuto. «Quando le ho detto questo, lei è sembrata molto calma, tanto che si dirigeva verso casa camminando tranquillamente».
La ricostruzione – falsa secondo gli uomini della squadra mobile – che dà la ragazza nei giorni successivi è, oggi, inquietante. «Intorno alle 15,40 – racconta – la mia compagna dopo aver dormito tutta la notte a casa mia, è uscita per andare a lavarsi al bagno pubblico del centro commerciale di Marilia perché mia nonna non era d’accordo che dormissimo insieme. Dopo alcuni minuti sono scesa nel cortile ad aspettare Andrea. Dopo dieci minuti è venuto a chiamarmi un vicino per avvisarmi che un altra persona che abita nella zona stava aveva sentito mia nonna chiedere aiuto».
L’immagine che racconta di aver visto entrando è questa: «Ho notato mia nonna sdraiata a terra in cucina con la testa rivolta verso il frigorifero, ed il resto del corpo verso la terrazza». È a questo punto che la ventunenne avrebbe cercato di depistare le indagini: «Mia nonna mi ha detto di essere stata aggredita da qualcuno, precisando in ambulanza che un uomo di colore l’aveva aggredita».
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