Italia
Gatti e Fontanelli tornano in Parlamento
Stravincono i due deputati, Gelli brucia per pochi voti Zambito e conquista il terzo posto che lascia qualche speranza
PISA. Suona come una conferma e un riconoscimento il responso (12.830 i votanti) che arriva dalle urne delle primarie per i parlamentari del Partito democratico. Maria Grazia Gatti e Paolo Fontanelli, deputati uscenti, vincono a mani basse conquistando le prime due piazze con un numero di voti che è quasi due volte e mezzo quello del terzo classificato. Così staccano il biglietto di ritorno per Roma. La prima ottiene 6.908 preferenze, il secondo 6.646, segno che l’accoppiata bersaniana ha funzionato alla grande.
Gatti, ex sindacalista Cgil, sbaraglia tutti e sorprende, dato che i più la davano per seconda, non potendo nemmeno immaginare che Fontanelli, l’uomo forte della politica pisana da un sacco di anni, potesse arrivare secondo. A favore di Gatti hanno giocato la forza della Cgil e anche una minore concorrenza al femminile (erano tre le donne in lizza, una delle quali - Antonella De Feo, 931 voti – indicata dalla direzione per completare il lotto, mentre il voto agli uomini era diviso tra quattro contendenti). Per Gatti e Fontanelli la conferma in Parlamento è quasi automatica.
Qualche speranza potrebbe aprirsi per Federico Gelli, ex vicepresidente della Regione, renziano, finito in terza posizione con 2.781 voti. Nel caso di una notevole affermazione elettorale del Pd, ci potrebbe essere uno spiraglio per portare a Roma un terzo pisano. Se così accadesse, quel pugno di voti (una cinquantina) che ha consentito a Gelli di superare l’assessore comunale Ylenia Zambito (lettiana, 2.728 consensi) si rivelerebbe un tesoro. È comunque un fatto che Gelli, grazie alle primarie, torna in pista, dopo che tanti (sbagliando) ne avevano decretato la fine politica. Non è un segreto che i lettiani (oltre a Zambito, Gabriele Toti) abbiano fatto la corsa contro di lui.
Al quinto posto (1.688 voti) c’è Samuele Agostini, ricercatore del Cnr, larigiano trapiantato a Pisa per motivi di studio e lavoro, il quale ha fatto molto parlare di sé nei mesi scorsi per la battaglia contro i politici inamovibili, tra i quali Fontanelli (secondo lui).
Quanto a Toti, è soltanto sesto con 1.145 preferenze, meno della metà dell’alleata Zambito. E non se l’aspettava. «A volte i miracoli accadono», aveva confidato nei giorni scorsi agli amici. Ma per lui, vicesindaco a Castelfranco di Sotto, nessun regalo di fine anno. Ha soltanto corso per la patria. Ovvero per le due persone che da sempre sono i suoi riferimenti politici: Enrico Letta, vicesegretario nazionale del Pd, e Paolo Tognocchi, consigliere regionale, plenipotenziario della corrente a Pisa (e non solo). Consapevole d’aver portato acqua al mulino di Zambito, ora Toti ha il diritto di chiedere ai capi della sua corrente se c’era davvero bisogno di mandarlo in prima linea a sacrificarsi senza rete di protezione.
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