Il Tirreno

Pisa

Cpr, a casa gli ultimi tre

Cpr, a casa gli ultimi tre

Staccata la luce alla sede aperta ieri per i dipendenti

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PISA. Battute finali per il Consorzio Pisa ricerche che si sta spegnendo attraverso una lenta e dolorosa agonia. Dopo le prime nove lettere di licenziamento di alcune settimane fa, lunedì sono arrivate le ultime tre, quelle per il direttore, per la segretaria generale e per un amministrativo. Ieri mattina invece la Digos ha messo a disposizione dei dipendenti gli uffici, sigillati fin dal momento del furto di importanti atti in cartaceo e in digitale e di fatto chiusi definitivamente il 4 dicembre scorso. I locali di Corso Italia sono stati riaperti per permettere al personale di entrare in possesso di documentazione che può tornare utile all’istruzione delle pratiche necessarie alle procedure di rientro fra i creditori. L’ultimo atto, i licenziamenti finali, è stato siglato dal curatore fallimentare nominato dal giudice Francesca Picardi: si tratta di Luca Bartali, con studio a Ponte a Egola.

Anche il rientro nella sede di Corso Italia, fonte come per la Misericordia di tante polemiche, non è stato indolore, perché è avvenuto al buio, nel senso vero e proprio del termine, in quanto l’energia elettrica, insomma la luce, causa mancato pagamento delle previste bollette ormai da mesi, è stata staccata. Proprio la sede, come si diceva, comprata negli ultimi anni e costata un milione e duecentomila euro, è sotto accusa come uno dei tanti sprechi che avrebbero fatto colare a picco il Consorzio, nell’indifferenza dei suoi soci, istituzioni pubbliche ed enti di ricerca e cultura, decretandone una sorta di morte annunciata. «A questo povero Cpr - commentava un dipendente ieri mattina, raccogliendo fogli e documenti - non fanno neanche il funerale....».

Nove dei ventuno lavoratori iniziali, tutti effettivi a tempo indeterminato, avevano preferito abbandonare prima degli atti finali per rientrare fra i creditori. Il personale così alla fine contava dodici persone. E proprio recentemente, fra l’altro, fra queste il sindaco ed il presidente della Provincia, si era svolto un incontro in cui era stato chiesto di sollecitare l’intervento della Regione per ottenere almeno il pagamento di qualche mensilità. Ma gli obiettivi dell’incontro non sono stati raggiunti in quanto fondi regionali per questi scopi non ce ne sono. Le ultime tre dipendenti, tre donne, devono ancora riscuotere sette mesi e mezzo di stipendio, mentre la tredicesima, è ovvio, resta un sogno per tutti. A questo bisognerebbe aggiungere il pagamento di un anno di preavviso mancato e mesi di ferie non godute. «Ma sappiamo già - dicono alcuni - che, se accadrà, avremo solo una piccola parte di quello che ci spetta».

In un certo senso, sia per questi lavoratori che per quelli della Misericordia, il 2012 è stato un anno davvero nero e non c’è bisogno di aspettare venerdì, data della supposta e ilarizzata fine del pianeta, per sentirsi un po’ crollare il mondo addosso. Da mesi, fra l’altro, parte del personale, nonostante non riscuota e abbia perso il posto, è stata richiamata al lavoro per collaborare all’inventario, dopo l’avvenuto furto dei dati messo a punto da un anonimo che ha scassinato il server.(c.v.)

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