La manifestazione
Paralizzato dopo il parto, risarcimento di 5 milioni
Il giudice ha riconosciuto il danno biologico ed esistenziale a un bambino nato dopo una sofferenza fetale. Condannati l’ospedale e l’assicurazione dell’Asl 6
PISA. Marco poteva essere un bellissimo bambino con una vita perfettamente normale, invece da undici anni è prigioniero di una sedia a rotelle, paralizzato e incapace di comprendere cosa accada intorno a lui. La sofferenza fetale subìta ha condannato lui ad una vita ben diversa da quella che l’aspettava e una intera famiglia ad un calvario di sofferenze indicibili che li seguirà per sempre. Per questo, riconoscendo il danno fisico, biologico ed esistenziale che un parto cesareo avvenuto con diverse ore di ritardo ha causato, il tribunale civile di Livorno ha condannato un ginecologo pisano, il dottor Guido Bogi, l’Asl 6 di Livorno e l’assicurazione dell’ospedale labronico, le Generali, ad un maxirisarcimento quantificato in toto in quasi cinque milioni di euro.
La sentenza è stata firmata mercoledì dal giudice Gianmarco Marinai. Bogi era difeso dall’avvocato Francesca Cristiani, l’Asl dall’avvocato Giuseppe Batini di Livorno, le Generali dall’avocato Roberta Batini e i genitori, il fratello e i nonni e una zia di Marco, rimasto paralizzato nel corpo e nella mente in seguito ad un’asfissia provocata dal ritardo nel parto e dall’ingestione del liquido amniotico, erano assistiti dagli avvocati Pierluigi e Francesco Chelini di Livorno, Silvio Scuglia di Pisa e Fabio Frizzi, anche lui di Livorno.
I fatti si riferiscono al 16 marzo del 2001, quando la mamma viene ricoverata al mattino presto all’ospedale di Livorno alla 40ª settimana di gestazione; da una serie di accertamenti e dalla perdita del liquido amniotico insieme a meconio, secondo l’accusa che ha portato in giudizio medici, ospedale e assicurazioni, si sarebbe dovuto presumere quel che accadeva, e cioè che c’era una grave sofferenza fetale. Ma, di fatto, solo alle due e mezzo del pomeriggio si tentava inutilmente un parto naturale e solo alle tre si procedeva al cesareo. In turno era il dottor Guido Bogi, che secondo l’accusa non avrebbe mai visitato la paziente, mentre il parto sarebbe stato portato avanti dalla dottoressa Marcella Landini. Il piccolo, nato in sofferenza fetale acuta e ricoverato subito dopo nel reparto di terapia intensiva della neonatologia dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, era ed è rimasto completamente paralizzato.
In primo grado i due medici sono stati riconosciuti ambedue responsabili di lesioni gravi e condannati a due mesi di reclusione e ad una provvisionale di 250mila euro. In appello la dottoressa Landini è stata assolta e la Cassazione ha confermato la sentenza di appello.
Nel processo civile sono state chiamate in causa anche Asl 6 e Generali. Il giudice Marinai ha riconosciuto per il piccolo, condannato ad un vita di handicap con tutta la sua famiglia, un risarcimento milionario. La sentenza sottolinea pure le conclusioni del Ct del giudice, secondo cui si tratterebbe di una responsabilità corale di tutto il personale, anche paramedico, per una serie di circostanze e sottovalutazioni, e dunque non del solo medico. Il risarcimento è stato quantificato in tre milioni e 685mila euro più spiccioli per il piccolo, in 344mila euro per la madre, compreso un acconto già avuto di 150mila, in 121mila per il fratello oggi sedicenne, in 290mila per il padre, compreso un acconto già avuto di 50mila euro, in 50mila euro a testa per i nonni paterni, in 70mila a testa per quelli materni, e in 20mila euro per la zia materna. Dopo i fatti, fra l’altro, padre e madre del bambino si sono separati e la donna, da Livorno, si è trasferita a casa dei genitori e della sorella, a Castelfranco, in provincia di Pisa. «Nonostante le cosiddette sentenze gemelle della Cassazione - ha commentato l’avvocato Scuglia - la sentenza ha riconosciuto in questo caso il danno fisico, biologico e soprattutto esistenziale subìto dal piccolo e da tutti i suoi cari». «Questo genere di danni non può monetizzarsi - ha concluso l’avvocato Chelini - ma il maxirisarcimento può essere un aiuto pratico per questa famiglia così provata, in termini di terapie costose ed eliminazioni di barriere architettoniche».(c.v.)
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