Il Tirreno

Pisa

Rischio povertà per separati e divorziati

di Danilo Renzullo
Rischio povertà per separati e divorziati

Oltre mille persone ai centri di ascolto della Caritas: spesso dietro le difficoltà si nasconde la rottura dei legami familiari

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PISA. Se tutti i dati statistici mostrano crescenti difficoltà economiche e di occupazione, il rapporto sulla povertà della Caritas Diocesana di Pisa e dell'Osservatorio delle povertà è forse quello che più degli altri fotografa meglio come la crisi si riversa sulle persone. Il rapporto, giunto all'ottava edizione e illustrato ieri dall'arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto e dal direttore della Caritas pisana don Emanuele Morelli, mostra un tasso di povertà in continuo aumento e sempre più radicato nell'area pisana.

Nel 2011 sono 1.084 le persone che si sono presentate agli sportelli di ascolto della rete Caritas di Pisa e 1.491 sono stati i fruitori dei servizi offerti. Sono stati effettuati 5.745 colloqui con una media di 5,3 colloqui a persona. La rete dei servizi opera ormai al massimo delle proprie capacità. L'anno scorso sono stati serviti 22.217 pasti, 3.247 pacchi spesa e 822 buoni doccia. L'incremento delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto della Caritas nel 2011 è stato pari all'11,5% rispetto all'anno precedente.

Colpa della crisi, certo, ma l'aumento della povertà è imputabile anche a modelli di vita e consumi che da tempo si sono instaurati nella nostra società. Il gioco d'azzardo, l'indebitamento da rateizzazioni, insieme alla precarizzazione del mondo del lavoro, sono cause di un impoverimento sempre maggiore che colpisce soprattutto gli stranieri (775 nel 2011 si sono rivolti ai centri di ascolto) e in un numero sempre crescente anche gli italiani. Il 28,5% del totale che ha chiesto aiuto alla Caritas nel 2011 è composto infatti da cittadini italiani: 309 persone dietro le quali spesso si cela una famiglia in difficoltà o una famiglia “spezzata”.

Un terzo dei pisani che si è recato alla Caritas, infatti, ha alle spalle una storia di divorzio o separazione che oltre ad impoverire dal punto di vista economico intacca il capitale relazionale a cui si può attingere per superare le difficoltà. Il 67,3% delle persone che hanno chiesto aiuto ha almeno un figlio e il 55,2% vive con i propri figli.

«Quest'anno il rapporto è stato intitolato “Senza voce” - spiega don Morelli – perché la percezione che abbiamo è quella di una povertà che non ha più strumenti per farsi ascoltare. Con il rapporto, non abbiamo la pretesa di fotografare la povertà ma di raccontare quella che incontriamo».

In genere, le persone ricevute dalla Caritas presentano una “multiproblematicità”, cioè situazioni con vari problemi correlati tra loro che sono soprattutto di natura economica (il 65,4%), occupazionale (52,9%) ed abitativa (25,3%).

«Il rapporto – spiega monsignor Benotto – sta manifestando sempre di più la capacità di lettura di quanto sta avvenendo intorno a noi. I numeri sono impressionanti. Ci raccontano le storie, i problemi e il disagio di un gran numero di persone e famiglie. Ma cresce anche la capacità di ascolto e quindi di interpretazione della realtà e dei suoi problemi per cercare delle soluzioni. Il nostro non è un servizio alla povertà, ma un servizio a delle persone che si trovano in condizioni di povertà. La nostra attenzione infatti non si ferma alle problematiche ma è proiettata sulla persona».

Le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto hanno un'età media di 43,9 anni. Nella maggior parte dei casi sono disoccupati (il 71,6%), solo il 33% ha un titolo di studio superiore alla licenza media inferiore e il 52,2% non vive in una vera e propria casa ma in una sistemazione transitoria o di fortuna. Gli italiani vivono più frequentemente in casa ma sono, in media, meno istruiti (1,6% gli italiani in possesso di laurea che si sono rivolti alla Caritas Diocesana di Pisa nel 2011) e più anziani (50,4 anni contro i 41,2 di media degli stranieri). È se il 2011 ha visto un sostanzioso aumento delle persone in difficoltà, il 2012 ha incrementato questo dato. Secondo i volontari infatti, quest'anno c'è stato un costante aumento di persone che si sono rivolte ad uno dei centri di ascolto.

«Questi numeri – aggiunge don Morelli – rappresentano la sconfitta di una società che cammina lasciando indietro molte persone. Ma segnano anche la vittoria di tanti ragazzi volontari disposti ad aiutare chi è in difficoltà». Sono circa 60 gli operatori volontari presenti nei centri di ascolto della Caritas e, in totale, circa 250 le persone impegnate volontariamente nelle mense e negli altri servizi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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