Il Tirreno

Pisa

L’«Isola» c’è ma rischia di scomparire

di candida Virgone

Rischio tagli per la struttura delle madri dei neonati pretermine, per il servizio clown e ludoteche in clinica pediatrica

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PISA. «Siamo stanchi di essere “”un progetto”: chiediamo ai politici di essere quello che siamo, e cioè un servizio a tutti gli effetti. Andiamo avanti di anno in anno, di convenzione in convenzione, senza sapere se verremo riconfermati e se ci saranno i soldi per portare avanti quello che facciamo. Ora si parla di nuovi tagli oltre a quelli già avvenuti l’anno scorso, ma siamo a metà dicembre e nessuno sa dirci se al 31 dobbiamo chiudere bottega (diciamo simbolicamente così, perché poi non avverrà così repentinamente) o potremo andare avanti. Ora davvero basta». Una proposta legittima, soprattutto se si pensa che i servizi, non già i progetti, di cui parliamo, sono la casa alloggio che ospita in ospedale le mamme dei bambini nati prematuri, le ludoteche e le biblioteche aperte nei reparti di pediatria e oncoemotoloogia pediatrica e ancora i clown che ogni tanto vanno a far visita ai piccoli pazienti. Quattro servizi e dunque tante spese: potrebbe pensare qualcuno. Macché. Tutto questo costa annualmente 145mila euro, spiccioli in confronto al prezzo della sanità e soprattutto a tanti sprechi, ma che pure sono stati tagliati e lo saranno ancora. Ieri alla Casa alloggio «L’isola che c’è», nata dieci anni al Santa Chiara, abbiamo incontrato la direttrice, Cristina Galavotti, il presidente e una operatrice della Cooperativa Il Progetto, che gestisce la ludoteca in pediatria, Giacomo Riparbelli e Martina Lami, la coordinatrice della Coop Il Simbolo, che si occupa della ludoteca di oncoematologia pediatrica, Federica Mazzoni, con il suo presidente, Alberto Grilli, e infine Alessandro Frediani, socio della Coop Ridere per vivere che porta i clowns in corsia fra i piccoli malati. «Per l’ospedale questa casa è importante - ha detto Cristina Galavotti - tanto che appare su tutti i siti: da dieci anni ospita circa 160 mamme l’anno provenienti da ogni parte d’Italia, perché l’utenza è d’area vasta e viene anche da altre regioni. Hanno un tetto accanto al loro bimbo finché è ricoverato, e operatori e psicologi a disposizione. A novembre ne abbiano ospitate 14 anche con solo 9 posti letto, perché qualcuna può venire al mattino da una città vicina e andar via la sera, mentre questo mese ce ne sono 9. La struttura è sostenuta dalla nostra Apan, associazione pisana amici del neonato, ma soprattutto dall’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, che ha messo a disposizione l’alloggio, in piazzale degli Spedalinghi, e che si occupa anche delle utenze e delle spese vive, mentre i finanziamenti dei relativi progetti vengono dalla Regione attraverso la Società della salute. Il costo iniziale di 54mila euro l’anno è sceso nel 2011 a 48mila ed è stato tagliato quest’anno del 10%, passando a 36mila con una integrazione dell’Apan che l’ha portato a 42mila. Ma sono stati annunciati nuovi tagli e fra l’altro, mentre in passato a ottobre la Sds annunciava fondi e programmazione dell’anno dopo, oggi, a diciotto giorni dalla fine dell’anno e con quasi 10mila firme raccolte per salvare la barca, non sappiamo ancora niente». «Abbiamo un’ambizione - ha detto Riparbelli - che Asl, Aoup e Sds si dotino insieme di un servizio da zero a 18 anni per il quale mettiamo a disposizione le nostre competenze, ma con una programmazione, magari anche triennale. Non è una trattativa politica ma una necessità: ci vuole un programma riconosciuto dai soggetti istituzionali che gravitano nell’ospedale, anche a salvaguardia dei lavoratori che vi operano, 16 in tutto. I nostri, per quanto ci riguarda, sono stati assunti a tempo indeterminato, ma il rinnovo annuale delle convenzioni dà un senso di precarietà che a distanza di dieci anni è inaccettabile».

«Comprendiamo benissimo il momento di crisi - sottolinea con fermezza Grilli - ma siamo anche stufi di questo andazzo. Sarebbe deprecabile che si toccassero corde sensibili come quelle di bambini gravemente malati a due passi dal Natale, bimbi che resterebbero senza un servizio: di fatto, grazie alla riduzione di questi fondi già risicati, restano già senza operatori nelle feste e tre mesi d’estate. Noi puntiamo anche sulle competenze di gente che con medici e infermieri in dieci anni ha sviluppato un rapporto di fiducia e professionalità non comune e che non può versare così a lungo in questa precarietà». Di fatto il servizio di ludoteca e clown in pediatria e oncoematologia, in buona parte sostenuto da Agbalt, in parte dalla Regione, è già stato ridotto e rischia un’ulteriore riduzione.

«Abbiano un incontro - ha detto ieri la presidente della Sds, Maria Paola Ciccone - oggi in Regione e cio batteremo per difendere i progetti». Ci vogliono solo 145mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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