Sicurezza
Diecimila alberi piantati al posto dei pini malati
L’operazione partirà la settimana prossima sul litorale e verrà finanziata con la vendita del legno recuperato
PISA. «L’amministrazione ha fatto una scelta incontrovertibile: dove c’era un bosco deve tornare a esserci un bosco». E quindi dalla settimana prossima partirà la piantumazione di 10mila nuovi alberi nel litorale, «per minimizzare le conseguenze dell’attacco sferrato dal parassita dei pini marittimi, il matsucoccus feytaudi, che non dà scampo e sta comportando e uno stravolgimento epocale del paesaggio».
Paolo Ghezzi, vicesindaco e assessore al verde pubblico, ieri ha voluto tranquillizzare i cittadini: «Ci vorrà un paio di decenni per vedere gli alberi cresciuti e capiamo che la sensazione sia quella di un bosco che non evolve, ma non è aderente alla realtà». Insomma, bisogna armarsi di pazienza ma il “nemico” sarà isolato; intanto sono stati abbattuti circa 6mila tronchi malati in modo selettivo: per eliminare il minor numero possibile di piante adulte, ma evitare il contagio delle altre sane. Certo, «potevamo piantare fusti alti due metri, ma avremmo aggravato le capacità di attecchimento», spiega Ghezzi.
Questo è il terzo intervento di piantumazione dal 2009 a oggi, cioè da quando l’insetto si è manifestato, e un’area di 54 ettari è stata monitorata: su 7.230 elementi piantati, 4.869 sono attecchiti e 2.361 sono morti; un target atteso, per questo sono già oltre 20mila i nuovi lecci, pini domestici, frassini e farnie (tutti vegetali giovani di massimo 15 centimetri d’altezza) introdotti finora al posto dei 6mila pini abbattuti, ma la percentuale di successo sarebbe stata minore con piante adulte. «Avremmo speso di più con risultati peggiori, mentre così il sistema si autofinanzia». Basta intervenire con molta velocità: se si taglia una pianta cosiddetta “morta in piedi”, si può ancora recuperare il suo legno e lo si può rivendere utilizzando le entrate per pagare l’operazione di rimboschimento. Il tutto avviene nel rispetto dei protocolli di legge previsti ed è concordato con l’Ente Parco di San Rossore. Invece, se si aspetta troppo tempo o addirittura che l’albero venga giù, non solo si aumenta il pericolo, ma peggiora quantità e qualità del legname.
Il metodo di monitoraggio delle piante si chiama georeferenziazione e sarà applicato anche alle nuove piantine: un puntatore Gps (la stessa tecnologia usata per i navigatori) registra la posizione dell’albero ed è capace di ritrovarlo nel bosco; periodicamente si va a controllare il suo stato di salute e si effettua il censimento. Anche per i nuovi 10mila alberelli saranno usate le precauzioni adottate negli interventi precedenti: un cronoprogramma concordato con gli operatori balneari per evitare disagi (in realtà questa misura è stata molto più importante durante la stagione estiva); l’installazione di staccionate per segnare il confine dell’area in cui avviene l’abbattimento per evitare che l’antropizzazione, cioè la presenza umana, si allarghi; ancora, l’utilizzo di macchine che hanno un impatto minimo, per non dover creare sentieri di passaggio molto ampi.
Infine, l’accorgimento dell’abbattimento in loco ha anche un piacevole effetto collaterale: la pianta subisce scuotimenti che fanno cadere i semi; i cingoli delle macchine creano una specie di aratura naturale e così si ottiene una rinaturalizzazione spontanea del bosco.
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