Banche partner delle aziende contro la crisi
Il nuovo presidente dell’Unione Industriale pronto alla sfida: «Difficile e avvincente»
PISA. «Qualche persona con i piedi per terra mi ha chiesto se fossi sicuro di imbarcarmi in un’esperienza del genere di questi tempi. Ho risposto di sì: è proprio nei momenti difficili che bisogna essere presenti». Federigo Federighi parla seduto alla sua scrivania nella sede dell’azienda che presiede: la Farmigea, settore farmaceutico, ramo oftalmologico. Quaranta milioni di fatturato e 235 dipendenti nelle società del gruppo, «con un’età media di 31 anni e l’80% donne», dice con orgoglio. L’azienda si trova ad Ospedaletto, in piena zona industriale. E dallo scorso 10 dicembre Federighi dell’Unione Industriale pisana è diventato presidente, succedendo a Pierfrancesco Pacini. «La ritengo una scelta avvincente per me e per la mia crescita», commenta deciso.
Nato a Pisa nel 1946, abita con la moglie nel comune di San Giuliano Terme. Il fratello Mario, di 19 anni più giovane, è amministratore delegato della Farmigea, azienda creata dal nonno Antonio nel 1946 dopo aver rilevato una piccola attività di lavorazione cosmetici. Federigo Federighi, perito agrario, è stato anche presidente (due mandati) di Confagricoltori Pisa e successivamente presidente regionale.
La famiglia Federighi ha radici antiche a Pisa. L’Arena Garibaldi, lo stadio cittadino, in origine si chiamava Arena Federighi: venne costruita nel 1807 dall’antenato Sabatino Federighi. Prima di svoltare verso il calcio, è stata ippodromo e teatro diurno. Proprio Antonio Federighi, imprenditore agricolo e allevatore di cavalli, regalò l’Arena al Comune. Lo sport fa capolino più volte tra i Federighi, da alcuni anni sponsor della squadra di pallamano che gioca in serie A. Federigo, appassionato di caccia (quella di selezione), è definito da chi lo conosce bene «un tiratore eccellente».
Federighi, con lei è la prima volta che la presidenza dell’Unione va ad un rappresentante del settore farmaceutico...
«Credo nella rotazione delle categorie, non sempre il compito deve essere affidato a imprenditori edili o del metalmeccanico».
Andiamo al sodo: qual è il quadro dell’industria pisan a?
«Particolarmente difficile. L’edilizia è sempre stata il motore, insieme al metalmeccanico. Ora invece l’edilizia è estremamente ferma. Il governo ci ha messo del suo: con le revisioni catastali e l’Imu ha dato il colpo di grazia per qualche anno. Se si aggiungono l’aumento del costo del denaro e il blocco del mutui delle banche, perché di blocco si tratta, anche per il futuro prossimo non si vede una grande luce».
Cosa propone quindi?
«Bisogna che quei pochi soldi che ancora hanno Comune, Provincia e Regione si cerchi di utilizzarli, come dico io, a chilometri zero. Ovvero, nei limiti di legge, privilegiando le aziende edili locali che danno garanzie di portare a termine i lavori assegnati con i bandi. Se si gira per la provincia si vedono tanti cantieri di opere pubbliche abbandonati».
Un atto di accusa alle imprese che vengono da fuori e non solo...
«Non accuso nessuno, ma le nostre ditte hanno il merito di essere conosciute e di poterle toccare con mano. Capisco che per le grandi opere debbano essere seguiti determinati percorsi per l’aggiudicazione, ma su tutto il resto, che messo insieme è tanto, occorre agire: può essere una buona molla».
Il metalmeccanico è l’altro pilastro del sistema...
«Il discorso qui è diverso. Per Piaggio, Continental e indotto i problemi sono più legati all’andamento generale dell’economia. Ma chi nel settore fa lavorazioni di alta qualità, non ha problemi insormontabili. Quelli che si occupano, ad esempio, di iniettori per marchi come Porsche e Mercedes hanno davanti un mercato che va a tutta birra».
La situazione politica nazionale come si riflette da queste parti?
«Nel governo Monti erano riposte grandi speranze, ma oggi siamo estremamente delusi. Risolvere i problemi del Paese puntando solo sulla diminuzione del debito attraverso l’aumento delle tasse porta alla recessione. Se da un lato si sceglie la strada del rigore, dall’altro bisogna tagliare i costi dello Stato, ma questo non è avvenuto per niente».
Dà l’impressione di non riporre grandi speranze nelle stanze romane.
«Se gli imprenditori sperano che la ripresa possa avvenire grazie ad aiuti esterni la vedo dura. Guardiamo semmai al nostro interno: bisogna essere più propositivi, fare squadra. Spesso capitano operazioni valide che uno da solo non può portare avanti e alla fine decadono».
Cosa dice del sistema bancario?
«Le banche sono il contorno principale: occorre fare squadra anche con loro. Troppo spesso le aziende chiedono l’ausilio delle banche solo quando scatta il bisogno, senza condividere prima gli andamenti, discutere i bilanci e farsi conoscere. La svolta consiste nel far diventare le banche partner di un’azienda. E le banche stesse devono cambiare atteggiamento rispetto agli imprenditori».
Il territorio pisano quali carte deve giocare in attesa che passi la crisi?
«Qui ci sono realtà imprenditoriali importanti: penso in prima battuta all’aeroporto e alla cantieristica. L’aeroporto deve essere messo in grado di avere una crescita capace di trascinare anche altri settori. Per questo c’è necessità di infrastrutture efficienti. Penso alla linea ferroviaria Pisa-Firenze: deve essere più veloce. Ora i fiorentini fanno prima ad andare a Bologna e questo non va bene».
Voto in vista sia a livello nazionale che locale: l’Unione Industriale come si prepara?
«Tenendosi lontana dalla politica. E’ però prioritario, per noi, incontrare chi si presenta alle elezioni. Devono avere ben chiare le esigenze del mondo economico provinciale, senza dimenticare che questo è il loro bacino di voti».
Cosa direte ai sindaci?
«Le amministrazioni devono comprendere l’importanza dell’industria nel tessuto provinciale. Un’industria che non significa inquinamento, ma sviluppo intelligente come presupposto essenziale per assicurare posti di lavoro».
L’obiettivo è aprire un dialogo con la parte pubblica...
«A Pisa nascerà a breve una società di venture capital per supportare i giovani e le nuove idee sia sotto il profilo organizzativo che finanziario. Sarebbe opportuno che anche il pubblico contribuisse al capitale di questa società, che ha tutte le caratteristiche per portare vantaggi al territorio. Di chi si tratta? L’anima è locale, ma qui mi fermo».
Il suo sembra anche un messaggio alle Università...
«Spesso escono brillanti spin-off accompagnati da finanziamenti, ma quando questi finiscono anche lo spin-off finisce. Dobbiamo appunto accompagnare meglio i nostri giovani e le loro idee».
Nei giorni scorsi ha fatto discutere un suo attacco al sistema delle cooperative...
«Nessuna accusa, tra l’altro io sono anche presidente di una cooperativa agricola. Dico solo che troppo spesso si vedono bandi vinti da cooperative provenienti da fuori regione, che poi in realtà affidano il lavoro a personale poco qualificato. Risultato: il lavoro si interrompe e poi viene ripreso con costi superiori. Dovremo parlare con le amministrazioni locali perché siano meno agevolate certe cooperative e venga invece visto con occhio diverso l’imprenditore che sul territorio ci vive e ci mette la faccia tutti i giorni».
Un’impressione a caldo sull’Unione Industriale pisana...
«Sono sicuro di avere il supporto di una struttura in grado di rispondere alle esigenze degli imprenditori e che chiede solo di essere utilizzata. Mi sembra un orologino svizzero».
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