Finanza
Parte il recupero delle cave dismesse
Il piano è stato voluto dall’amministrazione provinciale Le aree di Asciano e Caldaccioli fra quelle da ripristinare
SAN GIULIANO. L’amministrazione provinciale ha elaborato un piano per il recupero delle cave dismesse.
Il dibattito è cominciato in sede istituzionale. Interessato in particolare è il territorio di San Giuliano. Qui ci sono le vecchie cave di Asciano e Caldaccoli. Il degrado è sotto gli occhi di tutti. L’unico intervento fu fatto negli anni ’80 dall’allora sindaco Corrado Rossi con il recupero della cava di nord est, ancora oggi apprezzato come “anfiteatro” ai piedi del Foro. Sarebbe stato un esempio da seguire.
Agostino Della Togna, ex assessore all’urbanistica di San Giuliano, afferma: «Benvenga il nuovo piano della Provincia. Adesso abbiamo uno strumento puntuale, conoscitivo delle cave abbandonate con la possibilità di poter attuare situazioni di ripristino attraverso anche una modesta commercializzazione dei materiali ancora stoccati su piazzali estrattivi».
Esistono logicamente sulla carta delle priorità. Dovrebbero essere smantellate le strutture metalliche fatiscenti e pericolose ancora presenti nella cosiddetta area Cristiani. Secondo una valutazione di massima si potrebbero recuperare, con costi modesti, un milione di metri cubi di materiale lapideo dai piazzali da utilizzare per opere pubbliche. E così tutta la superficie verrebbe restituita all’ambiente e alla fruibilità dei cittadini. Idem per le cave di Caldaccoli su cui si sono abbandonati negli anni vari progetti funzionali, così come a San Giuliano centro termale. Difficile invece la possibilità di recuperare certe cave attraverso la loro rimodellazione come ha suggerito nei giorni scorsi l’agronomo Giovanni Bruni. Quelle a picco sui versanti come a Caprona, la cui torre sta per crollare, sono purtroppo irrecuperabili.
«Il nuovo piano cave della Provincia sia benvenuto - continua Della Togna - tuttavia, in seno alle attività estrattive, la Provincia deve fare di più. Deve dare il via a un piano regolatore delle acque sotterranee della piana compresa tra San Giuliano, Asciano, Campo e Caprona. Siamo in presenza di una zona dove ci sono ancora attività estrattive sotterranee e bisogna conoscere se c’è una relazione tra queste attività e il prosciugamento delle falde acquifere».
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