Il Tirreno

Pisa

«Studenti, attenti ai cattivi maestri»

di Candida Virgone
«Studenti, attenti ai cattivi maestri»

Il questore Bernabei: dietro ai cortei violenti degli ultimi mesi c’è una regia gestita da personaggi dei centri sociali

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PISA. Cattivi maestri. Apprendisti stregoni. Bisogna stare attenti ai cattivi maestri. Il monito è del questore, Gianfranco Bernabei, a proposito delle manifestazioni che gli studenti hanno messo in atto negli ultimi mesi.

Soltanto sei anni fa, nel 2006, l’allora comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Paolo Fabiano, aveva parlato di apprendisti stregoni invitando a non sottovalutare i continui rigurgiti eversivi che da decenni fanno intravedere Pisa come brodo primordiale di certi fenomeni, la cui culla è stata spesso identificata in alcuni ambiti culturali e in particolare nell’università.

Oggi torna un’espressione ormai datata e si parla ancora di cattivi maestri, quelli che avrebbero influenza negativa sui ragazzi più giovani, i quali pure, dal canto loro, non ammetterebbero mai di poter essere manipolati. Della nota espressione rispolverata per l’occasione parliamo con il questore.

Dottor Bernabei, non ci sono quindi solo ragazzi che protestano, ma qualcuno che li indirizza, dei cattivi maestri. Una storia che si ripete.

«È più di una impressione quella che noi abbiamo registrato. Il coinvolgimento di ragazzi delle scuole medie superiori è diretto da una regia sapiente messa in essere da gente ben più grande di loro, adulti esperti».

In cosa consiste il coinvolgimento?

«I più giovani tendono ad esporsi di più perché, nessuno si risenta, possono essere meno responsabili: a diretto contatto con le forze dell’ordine sono stati mandati proprio loro...».

Gli altri si espongono meno.

«È così. Qui ci sono attori protagonisti e comparse, le comparse vengono mandate avanti, gli altri restano nelle retroguardie. Nell’ultima manifestazione sotto il provveditorato sono rimasti contusi sei poliziotti ed un carabiniere: ecco, in queste circostanze si creano delle tensioni che rischiano di degenerare...».

Ci sono stati feriti anche dall’altra parte?

«No. Le forze di polizia hanno avuto un forte autocontrollo in queste situazioni, si è proprio evitato il contatto e chi è finito in ospedale si è fatto male nelle operazioni messe in atto per respingere i manifestanti. Nelle deprecabile ipotesi di una reazione qualcuno poteva farsi davvero male».

Qual è l’obiettivo di questi scontri?

«Chi cerca lo scontro ovviamente spinge verso l’esplosione della tensione e provoca per potersi poi immolare come martire, ma si tratta di tattiche rischiose che noi vogliamo scongiurare a tutti i costi».

Ma chi sono questi cattivi maestri?

«Si tratta di elementi legati agli ambienti antagonisti e ai centri sociali. Le stesse facce compaiono in queste manifestazioni, ma anche in altre città, fuori provincia, fuori regione».

Dunque è gente ben lontana dagli ambiti degli studenti medi?

«Certo. È gente sui 30-35 anni, che ormai lavora, qualcuno saltuariamente. Sono adulti, veri esperti in dinamiche di piazza. Si muovono sapientemente, studiano le cose a tavolino, guardano gli schieramenti delle forze dell’ordine e si organizzano, fanno insomma strategia vera e propria».

Lei si è rivolto alla famiglia e alla scuola, perché si controlli di più il coinvolgimento dei minori.

«Genitori e insegnanti devono spiegare ai loro rispettivi figli e allievi che si può anche manifestare in modo giusto, in piena libertà di dissenso, una libertà garantita a tutti, ma nel rispetto delle regole civili di convivenza. I cattivi maestri, aggressivi e astuti, ripeto, mandano avanti i ragazzi e restano nelle retroguardie».

Voi che pensate di fare ancora per entrare direttamente in contatto con i giovani?

«Noi abbiamo già dei contatti diretti con il mondo dei giovani e della scuola, con la nostra campagna di educazione alla legalità. Quando andiamo nelle aule fra gli allievi, e mi riferisco alla fascia più a rischio, la 15-18 anni, magari a parlare di educazione stradale, sono gli adolescenti stessi che portano il discorso su questi temi. Noi spieghiamo loro cosa è la sicurezza ed il rispetto delle regole a 360º. Che si può essere sé stessi, e non farsi influenzare dagli altri magari andando poi incontro a conseguenze gravi. Molti minorenni che hanno partecipato ad episodi di tensione e violenza non si rendono conto dei pericoli che corrono per la loro incolumità e per quella degli altri e delle conseguenze penali a cui possono andare incontro, di cui magari potrebbero pentirsi per una vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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